GUD12_02_2025 Creatività/Creativity

25,00  Iva inclusa

Un numero che si addentra nel tema della Creatività. E nel suo senso in architettura

Description

Il numero 12 di GUD affronta un tema tanto affascinante quanto insidioso: la “Creatività”. Come sottolinea Stefano Termanini nella sua nota editoriale, oggi creatività è diventata una “parola sospetta”, spesso vittima di abusi linguistici che la riducono a mera intuizione improvvisa o, peggio, a un obbligo sociale contemporaneo. Al contrario, la creatività in architettura non è una scintilla senza radici, ma pazienza, misura, un processo continuo che si manifesta compiutamente solo nell’opera finita.

Ma che posto occupa la creatività tra gli strumenti del pensiero? Valter Scelsi, nel testo d’apertura, decostruisce il mito romantico dell’ispirazione astratta. Rifacendosi al pensiero antico, Scelsi ci ricorda che l’autore non è un “creatore” dal nulla, ma uno “scopritore”. L’atto creativo ha costitutivamente a che fare con il rinvenimento e la liberazione di una capacità potenziale: proprio come per Aristotele la statua esiste in potenza nel marmo non ancora scolpito, l’architetto elabora una forma che in qualche modo preesiste già come idea. L’idea stessa non è mai generale, ma dipende strettamente dalle tecniche e dagli strumenti che si padroneggiano.

A dare un solido inquadramento teorico a questo percorso è il saggio di Renato Capozzi, che analizza la costituzione del progetto architettonico attraverso una sequenza deduttiva (ma anche circolare) composta da tre fasi: l’Ideazione (la ricerca di senso legata agli archetipi primordiali), l’Invenzione (la struttura organizzativa che si manifesta nei tipi) e infine la Creazione (la realizzazione materiale e tangibile dell’opera, l’ectipo).

Attorno a questo nucleo teorico, i contributi del numero declinano la creatività nei diversi campi dello spazio, del design e della rappresentazione.
Elena Ferrari indaga l’atto creativo non come dono innato, ma come esito di una profonda analisi e rielaborazione, portando il celebre esempio del metodo di Le Corbusier a Ronchamp. Alessandro Mauro e Andrea Morana ripercorrono storicamente la disciplina “Dal canone al concept”, analizzando il passaggio dall’uso di regole formali alla proliferazione del formalismo concettuale contemporaneo. Il concetto di creatività visiva prende vita, invece, nella rubrica Scaffale Aperto a cura di Anna Foppiano, che ci accompagna in un affascinante viaggio nella biblioteca e nelle esplosioni di forme del maestro della grafica Italo Lupi.

La creatività si fa poi infrastruttura urbana nel saggio di Caterina Juric, che analizza la portata rivoluzionaria e generativa della mappa della metropolitana di Londra disegnata da Harry Beck nel 1933: un diagramma capace di trasformare il sottosuolo in un luogo intelligibile. Spostandosi a Oriente, Maria Elisabetta Ruggiero e Ruggero Torti riflettono sul nomadismo cognitivo, leggendo le matrici comuni e universali dell’abitare in un paesaggio urbano “altro” come quello dei tradizionali hutong e siheyuan di Pechino. Infine, un profondo salto nell’antichità ci viene offerto da Sonia Mercurio e Francesco Trimboli, che nello studio dei pinakes di Locri rintracciano il valore del disegno non come semplice imitazione, ma come autentico dispositivo generativo, capace di tradurre il rito e il mito in memoria collettiva.

GUD 12 si offre così al lettore come un prezioso apparato critico per guardare oltre l’esteriorità della “pelle” architettonica, restituendo all’atto creativo il suo fondamento fatto di studio, analisi e ostinata trasformazione della realtà.