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Nel libro di Assunta Prato, la grande Storia si fa respiro, impronta sulla pelle di chi l’ha attraversata. Ogni pagina è un calco di silenzi, di gesti trattenuti, di scelte che hanno deviato destini senza clamore. Una prosa asciutta e lieve, che lascia da parte la commozione per cercare la sostanza delle cose – anche quando a essere descritte sono grandi tragedie: dei singoli e dell’Umanità. Leggere queste pagine significa riconoscere la geometria discreta delle proprie radici, la luce che il passato continua a posare sul presente. Significa, come si fa, tenerla viva nella coscienza delle giovani generazioni
Description
Una domenica di pioggia. Uno squillo di telefono. Una frase gettata per caso: «Tua madre e mio padre si sono amati, prima di sposarsi». Il presente si incrina e lascia affiorare un tempo sepolto. Assunta Prato non ricostruisce una genealogia, ne misura le pieghe. Attraverso le voci di chi resta, le fotografie conservate nei cassetti, due lettere trovate durante il lockdown, segue le tracce di Vittorina e Guglielmo nel Piemonte degli anni Trenta, tra le vigne di San Salvatore Monferrato. Lì le ragazze contavano i propri desideri sul filo del ricamo e sul suono di un valzer. Poi arriva la guerra, il fronte russo, il dito che non si piega più, il ritorno a una normalità che non esiste più. Infine gli anni Cinquanta, la ricostruzione, un matrimonio nato non da un fulmine ma da una lenta riconoscenza.




