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© Friction Atlas, P. Patelli, G. Vendrame, BIO50. 24th Biennial of Design, Ljubljana, 2014. Courtesy of the artists.

 Review [scadenza 24.4.2026]

Ogni esperienza del reale si costruisce a partire da ciò che è già accaduto. La review è un processo cognitivo e critico primario, che struttura il nostro rapporto con la realtà attraverso un movimento retrospettivo che verifica il presente e orienta il futuro. Prima di assumere una forma editoriale, disciplinare o specialistica, la review agisce quotidianamente come modalità di lettura critica operativa, più o meno intenzionale. La review si fonda sul prefisso re-, che indica un movimento prima riflessivo e poi trasformativo: riattivare un evento, un fatto o un’idea del passato permette di verificare le condizioni di rilevanza nel presente e di orientare le condizioni di possibilità future. In altre parole, la review permette di riformulare relazioni e significati e di produrre nuova conoscenza senza creare ex nihilo, agendo al contempo in modo archeologico e performativo.

Quando questa operazione critica viene resa esplicita attraverso la scrittura, assume la forma della recensione: una tipologia testuale consolidata che traduce in linguaggio e struttura argomentativa il meccanismo cognitivo della review. Nello spazio scritto che viene a crearsi, la recensione offre pienezza espressiva alla review che, pur significando letteralmente “guardare indietro”, non si limita a un esercizio retrospettivo. In questo senso, la recensione non descrive solo il proprio oggetto, ma parla attraverso di esso, rendendo leggibile una strategia critica che trascende il singolo caso. La recensione ha la capacità di abbracciare un’intera epoca, un intero campo di ricerca, un oggetto o un prodotto, sia in ambito culturale che commerciale. Talvolta la recensione è la risposta istintiva all’esperienza di un luogo, di un evento o di un fatto – come nel caso delle user-generated review prodotte online su piattaforme quali Google o Tripadvisor. Indipendentemente dalla lunghezza e dal contesto, la recensione è un testo radicato nella realtà, che parte sempre da qualcosa di già esistente nel mondo per tracciarne legami passati, presenti e futuri.
In termini di operazioni critiche, nelle forme – pur variegate – della review, l’Italia ha avuto protagonisti che hanno travalicato i confini della cultura nazionale, architettonica e non solo. Figure che hanno lasciato segni personali indiscutibili, come Manfredo Tafuri, o come coloro che hanno inciso attraverso l’abilità di calamitare sforzi collettivi significativi – Vittorio Gregotti e la sua Casabella (senza dimenticare quella di Giuseppe Pagano ed Edoardo Persico, e poi di Ernesto Nathan Rogers), Bruno Zevi e Architettura Cronaca e storia – fino a coloro che, come può essere per Bruno Alfieri o Giovanni Klaus Koenig, non risultano centrali dalla lettura di certa affermata storiografia.
Al di là delle categorizzazioni possibili – dovute al contesto in cui si inserisce o a caratteristiche intrinseche, come quelle riconducibili allo stile di un autore – ciascuna review è in grado di fornire spunti unici. Sia che si tratti del corsivo di Renato Bonelli sul Quartiere residenziale al Forte Quezzi di Genova (1959), sia che si analizzi (Groatz, 2024) il sofisticato parallelo che Colin Rowe promuove tra New Brutalism: Ethics or Aesthetics? di Reyner Banham e Complexity and Contradiction in Architecture di Robert Venturi, sulle pagine del New York Times Book Review (1967).

La review opera nei processi architettonici a prescindere da quelli strettamente editoriali. Ne costituisce una condizione strutturale del progetto, che si sviluppa attraverso il confronto con casi, esperienze e stati precedenti dello spazio. Le pratiche di verifica – in ambito didattico, professionale o curatoriale – non sono fasi accessorie, ma momenti di revisione che orientano il progetto come processo non lineare.
La review si inscrive oggi all’interno di una più ampia pratica di produzione dello spazio in quanto prodotto sociale (Lefebvre), nelle forme della post-produzione (Bourriaud) o della ri-produzione (Steyerl) – declinate in pratiche di editing, montaggio e re-interpretazione. La review, in quanto azione operativa, è un processo di ri-scrittura e ri-attivazione dei materiali culturali e simbolici dello spazio, che comporta la ri-apertura di un discorso e l’interrogazione dei suoi presupposti attraverso la disarticolazione delle sue gerarchie. Ri-vedere significa ri-pristinare spessore temporale agli eventi, alle idee e agli spazi, opponendosi alla perdita di storia (Virno e Bergson) e invertendo la logica della simultaneità.

Infine, molteplici pratiche progettuali che caratterizzano la contemporaneità incorporano processi di review nella loro pratica quotidiana. Queste operazioni si manifestano concretamente anche attraverso il riuso di spazi o materiali, il monitoraggio post-occupancy, o pratiche curatoriali che re-interpretano e ri-attivano contenuti, oggetti e contesti. In questo modo, la review agisce come principio strutturante di una progettualità ciclica, fondata sulla continuità trasformativa più che sulla successione di atti isolati, e collega passato, presente e futuro all’interno di un processo dinamico e partecipativo.

La revisione non trasforma solo l’oggetto, ma anche chi lo osserva: l’autore, in crisi (Barthes, Foucault), ri-orienta criticamente le proprie esperienze e strumenti, dovendo mettere in discussione intenzioni, gerarchie e autorità, sperimentando anche come il senso e il significato non nascano più esclusivamente dalla sua intenzione, ma emergono da pratiche di ri-lettura e re-interpretazione.
Superando la sfera individuale, la review entra nel dibattito collettivo, mostrando approcci e metodi che possono essere discussi, re-interpretati e ri-lanciati da comunità più ampie. In questa prospettiva, la re-visione assume una dimensione ecologica e di sostenibilità, che riguarda non solo la materia, ma anche conoscenze, pratiche e relazioni nello spazio. Essa diventa un atto di cura, manutenzione e continuità trasformativa, opponendosi alla logica della distruzione o del consumo sostitutivo e riaffermando la centralità della riflessione critica nella produzione culturale e spaziale.

Il numero 14 della rivista GUD pone al centro la review come strumento essenziale di verifica e controllo critico, non solo nell’architettura, ma in tutte le discipline che si intrecciano con la produzione dello spazio e della cultura. La call invita a esplorare questa operazione nella sua dimensione metodologica, riflessiva e operativa, accogliendo contributi che assumano la review come forma di intervento sul reale e sul pensiero, sia sul piano individuale sia su quello collettivo. I contributi possono assumere la forma di recensione, sperimentazione metodologica o analisi critica, purché esplicitino le strategie concettuali e operative che sostanziano la review. In questo modo, il numero 14 mira a costruire una collezione di esperienze, approcci e riflessioni che       renda tangibile il valore della revisione come pratica continua di lettura, interpretazione e trasformazione della realtà contemporanea.

La review come processo cognitivo e critico

In che modo le pratiche di rilettura e rielaborazione del passato possono incidere sulla comprensione critica del presente e aprire nuove prospettive di ricerca? Come possono tali processi trasformarsi in dispositivi capaci non solo di interpretare, ma anche di generare conoscenza? In che modo si articolano, all’interno di queste dinamiche, le dimensioni individuali e collettive dell’esperienza? Quali possibilità emergono quando si torna su archivi, narrazioni o pratiche esistenti per ridefinirne significati e relazioni? Quali metodologie possono sostenere una riflessione che sia insieme analitica, trasformativa e produttiva?

La re-visione come processo di scrittura

Come può la scrittura critica superare la descrizione e diventare strumento di interpretazione attiva del presente? In che modo l’analisi di un’opera, di una rivista, di un progetto o di un evento può aprire connessioni tra tempi e contesti diversi? Quale eredità offrono oggi le esperienze della critica italiana, centrali o marginali, nel ridefinire strumenti e posizionamenti? E quali forme e metodi possono rendere la recensione un dispositivo capace di incidere sul dibattito culturale e disciplinare contemporaneo?

La re-visione come pratica operativa nell’architettura

In che modo la revisione può essere intesa come condizione strutturale del progetto, più che come fase successiva o correttiva? Come incidono pratiche di verifica, riuso, monitoraggio o curatela nella ridefinizione di funzioni e significati dello spazio? In che modo il confronto con configurazioni preesistenti può disarticolare gerarchie e riaprire questioni date per acquisite? Quali pratiche contemporanee mostrano il progetto come processo ciclico e trasformativo, capace di connettere tempi diversi all’interno di una dinamica continua?

La re-visione come strumento di continuità, cura e sostenibilità culturale

In che modo la revisione si estende dalla dimensione individuale a quella collettiva, attivando forme di discussione e rilancio condiviso? E come può configurarsi oggi come pratica di cura e continuità trasformativa, capace di opporsi a logiche di consumo e sostituzione nella produzione culturale e spaziale?

Nicola Campri
Claudia Mainardi
Luigi Mandraccio


 Call for papers / Review [deadline 24th Apr. 2026]

Any experience regarding reality is grounded on what has already happened. Reviewing is a primary cognitive and critical process, which structures our relationship with real world through a retrospective motion operating to verify the present and guide the future. Before assuming an editorial or a discipline-specialized form, the review functions as a more or less intentional mode of critical reading. Reviewing is based on the prefix “re-“, which points to an action that begins as reflexive and then emerges transformative: by re-activating an event, fact, or idea from the past we reassess their relevance’s terms in the present and, in doin so, steer its potential future. In other words, the review allows us to re-formulate relationships and meanings. Moreover, it enables the production of knowledge without creating it ex nihilo, acting simultaneously in an archaeological and performative manner.

As a critical operation, when made explicit in written form, reviewing takes the shape of the classic review: a consolidated textual typology, which transposes the cognitive process of the review into language and argumentative structure. Within this established format, the review fully develops its expressive potential: even if it literally means “looking back,” then it is not limited to a retrospective exercise. In this sense, a review is not merely a description of its object; rather, it articulates a critical strategy that can transcend the individual case. It may encompass an entire era, a field of research, or a specific object or product, whether cultural or commercial. Sometimes, the review also emerges as a reaction to experiences of a place, an event, or a fact – as in the case of user-generated reviews on platforms like Google or Tripadvisor. Regardless of its length and context, the review remains a form of writing grounded in reality, always starting from something that already exists in order to to trace connections between past, present, and future.

In terms of critical programs, as generally-extended field of review, Italy has had well-known protagonists beyond the boundaries of national culture, architectural and otherwise. Figures who have left indisputable personal marks, such as Manfredo Tafuri, or those who have influenced by the ability to activate significant collective efforts – Vittorio Gregotti and his Casabella (not forgetting the seminal moments led by Giuseppe Pagano and Edoardo Persico, and later Ernesto Nathan Rogers), Bruno Zevi and Architettura. Cronaca e storia. But we should also recall those who, like Bruno Alfieri or Giovanni Klaus Koenig, are less central within the framework of established historiography.

Far beyond each possible categories – limited either by the context in which it is situated or by intrinsic characteristics, such as those attributable to an author’s style – the review is capable of providing unique insights. Whether it is Renato Bonelli’s piece on the Residential Quarter at Forte Quezzi in Genoa (1959), or an analyses (Groatz, 2024) of the sophisticated parallel that Colin Rowe draws between Reyner Banham’s New Brutalism: Ethics or Aesthetics? and Robert Venturi’s Complexity and Contradiction in Architecture, on the pages of the New York Times Book Review (1967).

The review operates within architectural processes independently of strictly editorial ones. It constitutes a structural condition of the project, which develops through a confrontation with previous cases, experiences, and spatial conditions. Verification practices – whether in pedagogical, professional, or curatorial contexts – are not ancillary phases but moments of revision that orient the project as a non-linear process.

Today, the review is set within a broader practice of the production of space as a social product (Lefebvre), alongside the post-production forms (Bourriaud) and re-production (Steyerl), as expressed through practices of editing, montage, and re-interpretation. The review, as an operational action, is a process of re-writing and re-activating the cultural and symbolic materials of space, involving the re-opening of discourse and the questioning of its assumptions through the disarticulation of its hierarchies. To “re-view” means to restore temporal depth to events, ideas, and spaces, opposing the loss of history (Virno and Bergson) and inverting the logic of simultaneity.

Finally, many contemporary design practices incorporate review processes into their daily activities. These operations manifest concretely through the reuse of spaces or materials, post-occupancy monitoring, or curatorial practices that re-interpret and re-activate content, objects, and contexts. In this way, the review acts as a structuring principle of a cyclical design approach, founded on transformative continuity rather than a succession of isolated acts, connecting past, present, and future within a dynamic and participatory process.

Revision transforms not only the object but also the observer: the author, “in crisis” (Barthes, Foucault), critically re-orients their own experiences and tools, questioning intentions, hierarchies, and authority, while experiencing how sense and meaning no longer arise exclusively from their own intention but from practices of re-reading and re-interpretation.

Moving beyond the individual sphere, the review enters collective debate, showcasing approaches and methods that can be discussed, re-interpreted, and re-launched by broader communities. In this perspective, re-viewing takes on an ecological and sustainability dimension, concerning not only matter but also knowledge, practices, and spatial relationships. It becomes an act of care, maintenance, and transformative continuity, opposing the logic of destruction or replacement consumption and reaffirming the centrality of critical reflection in cultural and spatial production.

The 14th issue of GUD focuses on the review as an essential tool for verification and critical control, not only in architecture but in all disciplines intertwined with the production of space and culture. The present call for contributions invites explorations of this operation in its methodological, reflective, and operational dimensions, welcoming contributions that approach the review as a form of intervention or thinking on reality, both on an individual and collective level. Contributions may take the form of critical reviews, methodological experiments, or critical analyses, provided they explicitly detail the conceptual and operational strategies that substantiate the “review.” In this way, Issue 14 aims to build a collection of experiences, approaches, and reflections that make tangible the value of the review as a continuous practice of reading, interpreting, and transforming contemporary reality.

Review as a cognitive and critical process

How can practices of re-reading and re-elaborating the past influence the critical understanding of the present and open new research perspectives? How can these processes transform into devices capable of not only interpreting but generating knowledge? How are the individual and collective dimensions of experience articulated within these dynamics? What possibilities emerge when revisiting existing archives, narratives, or practices to redefine their meanings and relationships? What methodologies can support a reflection that is simultaneously analytical, transformative, and productive?

Review as a writing process

How can critical writing move beyond description to become a tool for the active interpretation of the present? How can the analysis of a work of art, a journal, a project, or an event, open connections between different times and contexts? What legacy do the experiences of Italian criticism – both successful and neglected – offer today in redefining tools and positionings? What forms and methods can make the critical review a device capable of impacting contemporary cultural and disciplinary debate?

Review as an operational practice in architecture

How can reviewing be understood as a structural condition of the project, rather than a subsequent or corrective phase? How do practices of verification, re-use, monitoring, or curation affect the redefinition of spatial functions and meanings? How can the confrontation with pre-existing configurations disarticulate hierarchies and reopen questions previously taken for granted? Which contemporary practices point out the project as a cyclical and transformative process, capable of connecting different timeframes within a continuous dynamic?

Review as a tool for continuity, care, and cultural sustainability

How does the review extend from the individual to the collective dimension, activating forms of shared discussion and re-launch? How can it be configured today as a practice of care and transformative continuity, capable of opposing the logic of consumption and replacement in cultural and spatial production?

Nicola Campri
Claudia Mainardi
Luigi Mandraccio

Riferimenti bibliografici

Barthes, R. (ed) (1977). Image-music-text: Roland Barthes. Collins.

Bergson, H. (2002). Memory of the Present and False Recognition. In Ansell-Pearson, K., Maoilearca, J. (eds), Henri Bergson: Key Writings. London: Continuum.

Biraghi, M. (2009). Parole contro il vuoto. In Biraghi, M., Damiani, G. (eds), Le parole dell’architettura. Torino: Einaudi, IX-XVIII.

Bonelli, R. (1959). «Quartiere residenziale al Forte Quezzi di Genova». Architettura Cronaca e storia, 41, 762-763.

Bourriaud, N. (2010). Post Production: Culture as screenplay. How Art Reprograms the world. New York: Lukas & Sternberg.

Groatz, S. (2024). «Watersjiing on the Waves of History». OASE, 118 “Books Reviews: From Words to Buildings”, 83-86.

Lefebvre, H. (1991). The production of space. Malden: Blackwell Publishers Ltd.

Rowe, C. (1967). «Waiting for Utopia». New York Times Book Review, 10 settembre, 18-22.

Self, J. (2016). «Editorial». Real Review, 1.

Steyerl, H. (2012). Cut! Reproduction and Recombination. In The Wretched of the Screen. Berlin: Sternberg Press, 2012.

Virno, P. (2015). Déjà VU and the end of history. London: Verso.