SAN SALVATORE MONFERRATO – C’è un filo invisibile che lega le zolle del Monferrato alle steppe gelate del Don, passando per i sogni chiusi in un baule di una ragazza degli anni Cinquanta. Quel filo ieri sera, 18 aprile 2026, si è fatto parola, emozione e comunità nel giardino di Casa Barco, trasformato in un salotto a cielo aperto per la presentazione di Vite, amori e guerre nel tempo di ieri, il più recente libro, autobiografico, di Assunta Prato, edito da Serel – Stefano Termanini Editore.
L’atmosfera è quella delle grandi occasioni, ma con il calore di una riunione di famiglia. Il sindaco Corrado Tagliabue, aprendo l’incontro, ha detto: «È bello vedere questo nostro giardino così popolato per un libro che è una storia molto sansalvatorese, una storia che in fondo ci appartiene, che è di noi tutti, perché è la storia della nostra terra». Più che nostalgia, è identità. L’assessore alla Cultura Enrico Beccaria ha aggiunto che la presentazione di questa sera si inserisce nella cornice delle “Suarè”, quegli aperitivi letterari che profumano di Vermouth e di storia locale, ricordando che proprio a San Salvatore mosse i primi passi la celebre distilleria Martini & Rossi. «Mi vengono in mente due libri – ha detto Enrico Beccaria – che hanno a che fare con la mia vita e con questo lavoro. Il primo è Apologia della storia di Marc Bloch, che inizia con un bambino che chiede al padre di raccontargli la storia. Il secondo è Tradimento e fedeltà di Augusto Monti, dove un figlio raccoglie il testimone del padre per scriverne la saga, quel capolavoro che tutti conosciamo come “I Sanssôssí”. Inserisco il libro di Assunta proprio in questo solco: una storia familiare che si fa specchio di un’intera comunità».
Una storia “nuda e cruda”, tra tragedia e speranza
Di una materia così – vite, amori e guerre – si sarebbe potuto fare un saggio. Ma il libro di Assunta Prato non è un (asettico) saggio storico, bensì una «tessitura di vite»: così l’ha definita l’editore Stefano Termanini. Vero, con tanta verità dentro, ma pure vivo, come se tutto fosse ancora lì per accadere. Al centro c’è la figura di Guglielmo, il padre dell’autrice, fante della Divisione Ravenna, scampato per un soffio – e per una ferita a un dito – al massacro della ritirata di Russia.

Marco Davite, alpino e memoria storica del territorio, ha tracciato con forza il contesto di quegli anni: «I russi sfondano proprio dove c’era la Divisione Ravenna, che paga un tributo enorme di sangue. Guglielmo è stato fortunato nella sfortuna». Il libro racconta il ritorno dalla guerra, la ricostruzione, un’Italia diversa e lontana, che si fa vedere attraverso gli occhi delle ragazze di allora, divise tra la fatica della campagna e «la lusinga della città», come ha detto Stefano Termanini, elogiando la capacità dell’autrice di narrare senza pregiudizi: «Assunta Prato ci mette davanti ai fatti nudi e crudi, lasciando al lettore il compito di suturare le parti che nel libro si giustappongo».
La forza del ricordo contro l’oblio
Quando Assunta Prato prende la parola, l’emozione si fa palpabile. La sua voce trema solo un istante nel punto in cui parla di quel padre che l’ha lasciata troppo presto, ma si fa ferma quando spiega il senso profondo della sua scrittura. «L’ho fatto per i miei nipoti – spiega l’autrice – perché una volta che non ci sarò più io (tra “moltissimo tempo”, aggiunge, sorridendo!), di lui e di quel mondo non sarebbe rimasto nulla. I cambiamenti sono stati così rapidi che ottant’anni sembrano ere geologiche».
Nel libro rivivono aneddoti che sanno di un’Italia che non c’è più: la severità della Chiesa, l’episodio di Silvia/Assunta bambina redarguita da una suora che la richiamava a essere «più modesta», o il racconto magico di una bambina che usciva da una scatola cantando a una festa di paese nel 1945. «Ho voluto trasmettere l’amore che ho sentito in casa mia e una certa leggerezza, per evitare di appesantire una vita che già di per sé ti sottopone a prove difficili», ha concluso Assunta Prato tra applausi partecipi e scroscianti.

La voce del pubblico: gli “Stradinom” e il dialetto
La serata si è accesa con gli interventi del pubblico. Si è parlato degli «Stradinon» (i soprannomi locali), di quella mappa genetica di comunità dove non eri nessuno se non avevi un soprannome. Mirella ha ricordato con commozione il senso di assenza dei padri tornati dalla guerra, mentre Ada ha lanciato l’idea di una «banca dati» per non perdere i proverbi e le sfumature di un dialetto che sta scomparendo.
Il finale è un brindisi, come si conviene a San Salvatore. Un omaggio alla memoria, che mai è un peso, ma un bagaglio leggero da tramandare. (s.t. 19.4.2026)
IL LIBRO:
Vite, amori e guerre nel tempo di ieri di Assunta Prato
Stefano Termanini Editore
Disponibile nelle migliori librerie e online



