Davide Boero alla Biblioteca Berio: “Prove pubbliche di poesia” tra memoria e presente

GenovaGiovedì 19 febbraio, dalle ore 17:00 alle 18:30, la Sala dei Chierici della Biblioteca Civica Berio ospiterà la presentazione del libro Prove pubbliche di poesia di Davide Boero, pubblicato da Serel | Stefano Termanini Editore.

L’incontro vedrà la partecipazione dell’autore, della storyteller e blogger Sara Boero e dell’editore Stefano Termanini.

La raccolta: un album di 38 frammenti di vita L’opera segna un momento di passaggio significativo per Davide Boero, autore finora noto per i suoi saggi dedicati alla storia del cinema e alla letteratura per l’infanzia.

Il volume raccoglie 38 liriche organizzate secondo un percorso cronologico che attraversa i momenti più densi dell’esistenza dell’autore. La struttura è classica: i testi poetici sono accompagnati da commenti d’autore e didascalie in prosa che introducono le poesie, aprendo un dialogo diretto e intimo con il lettore. Non un vero e proprio autocommento, ma un indicazione di contesto, introduce e si accompagna a ciascun testo.

Dalle pagine emergono immagini nitide che cercano di fermare il tempo: «ci si tuffa in quel “dovere” / che lega l’esistenza / al più timido “io voglio”» (da Adolescenza).

 «Colgo l’occasione / e riannodo quel filo di memoria / che lega il nostro cammino» (da Colgo l’occasione).

I temi: dall’incanto dell’infanzia alla “parola” digitale

La poesia di Davide Boero attraversa diverse stagioni emotive e tematiche:

L’infanzia e il ricordo: le “piccole percezioni” dei bambini, capaci di osservare il mondo con meraviglia, si intrecciano a ricordi vividi come il rito della pentolaccia o i profumi di una vecchia latteria di quartiere.

L’adolescenza è descritta come un periodo complesso di formazione, dove i sentimenti sembrano “enormi” e difficili da razionalizzare.

Uno dei nuclei più profondi della raccolta si riferisce alla condizione di essere genitori. L’autore riflette sulla responsabilità e sul dubbio di essere adulti. Ne è un esempio il commento alla poesia Messa a fuoco, in cui Davide Boero descrive i figli, addormentati in auto, «abbandonati con fiducia alla mia insicurezza».

La critica alla modernità: una riflessione sulla “parola automatica” dei social media e sulla necessità di riscoprire linguaggi che, a differenza dei messaggi digitali effimeri, siano capaci di restare.

Le motivazioni dell’autore

Nato da un bisogno psicologico-esistenziale profondo, il libro raccoglie versi scritti “di nascosto” nel corso degli anni.

Per Davide Boero, docente di materie letterarie, la poesia è stata lo strumento per fissare frammenti di memoria: «Non avrei mai immaginato di voler pubblicare i testi poetici nati all’interno di uno spazio (e di un bisogno) psicologico-esistenziale che, nei momenti più impensati, mi ha obbligato a fissarli sulla carta». «Per me rileggere, selezionare, ordinare questi versi è stato come sfogliare un album fotografico, guardare un montaggio di momenti significativi, essere spinti, infine, a renderne partecipi altri».

L’editore Stefano Termanini sottolinea il valore di questa pubblicazione: «Sono molto felice di aver pubblicato il bel libro di Davide Boero», dice. «L’autore ci dice quanto la poesia sia e continui a essere importante, quale dimensione del discorso in cui la parola assume uno speciale connotato di verità e di pregnanza. La poesia è parola che vive e che cura. La poesia, ‘inutile’, come scriveva Montale, nel mondo della parola ‘automatica’ diviene sempre più fondamentale, essenziale, vitale, privata e pubblica, perché richiama alla condivisione e alla lettura pubblica, così come accadrà giovedì, alla Berio».

Profilo dell’autore Davide Boero (1977), laureato all’Università di Genova e dottore di ricerca in Storia dell’educazione e della letteratura per l’infanzia, insegna in una scuola superiore della provincia di Genova.  Esperto di cinema, ha pubblicato numerosi volumi, tra cui Storia cinematografica della scuola italiana (Lindau, 2022). Con “Prove pubbliche di poesia” esordisce nella lirica, esplorando la “parola che resta”.

Informazioni sull’evento:

Data: Giovedì 19 febbraio 2026
Orario: 17:00 – 18:30
Luogo: Biblioteca Civica Berio, Sala dei Chierici (Via del Seminario 16, Genova).
Ingresso: Libero fino ad esaurimento posti.|

“La musica è dentro di noi”

Cosa significa insegnare, secondo il Maestro Zanardi

«La musica è dentro di noi, e se credi che sia quella scritta sul foglio di carta che hai davanti, sbagli. Quelle note che stai leggendo non sono la musica.»

La musica la fai ogni volta che, leggendo le note scritte sulla carta, trovi la tua soluzione per renderle in suoni.

«Ai miei allievi ho sempre detto di cercare dentro se stessi. Non c’è verità, se non arrivando al fondo di se stessi. Finché non trovate una soluzione dentro voi stessi, sarete sempre copia di altri.»

Zanardi ha seguito un metodo semplice. Prima regola: non distruggere. I giovani devono essere aiutati, incoraggiati. Se c’è la volontà, cresceranno. Al principio suoneranno male, faranno mille errori. È allora che bisogna non distruggerli.

Seconda regola: non illudere. La vita del musicista è difficile. L’allievo va coltivato.

Il segreto? «Far diventare gli studenti maestri di se stessi. Se diventa maestro di se stesso, l’allievo porta il proprio maestro sempre con sé.»

I suoi allievi sono numerosi: moltissimi in Italia, otto nel mondo. Canada, Danimarca, Gran Bretagna, Finlandia, Svizzera, Belgio, Olanda, Albania. Una scuola che continua.

«Quante volte mi sono sentito dire: Maestro, lei ci ha salvato la vita!»

Il libro «Nevio Zanardi una vita per l’arte. L’avventura de I Cameristi», a cura di Roberto Iovino e Stefano Termanini, si trova in libreria e al link:

Presentazione: martedì 10 febbraio 2026, ore 17:00, Biblioteca Berio – Sala dei Chierici, Genova. Ingresso libero.

Un giorno d’estate, a Nervi…

Ovvero, come il M. Nevio Zanardi e io abbiamo cominciato a parlare di musica

Il Maestro Nevio Zanardi siede davanti a un tavolo ingombro di carte. È estate, siamo nella sua casa di Nervi. «Non amo l’estate», dice. La considera il periodo dell’anno più fatuo. Si rincorre la perdita di tempo, dice. Questo è molto lontano dalla sua natura, dalla concentrazione che la musica richiede.

Eppure è in villeggiatura. In villeggiatura, ma non in vacanza. Ha portato con sé gli spartiti, i libri. Non c’è bisogno di dire che ha con sé lo strumento: non se ne separa mai.

«Da dove cominciamo?» chiede. «Dall’insegnamento» rispondo.

È così che inizia la lunga conversazione raccolta nel libro. Una conversazione sulla musica, sull’arte, sulla vita. Sul lavoro quotidiano e sulla pazienza. Sulla ricerca della qualità.

«Modestia e perseveranza, pazienza: essere, essere davvero e intimamente. E, insieme: Qualità, qualità, qualità», dice il Maestro. Sempre e ovunque. Nella sua visione non esiste il «sembra». Non importa che oggi si dia importanza solo a ciò che appare.

Ai suoi studenti raccomanda pazienza e volontà. «Quando pianti un seme, subito non succede niente. Sottoterra non vedi, non ti rendi conto che qualcosa ha cominciato a succedere. Ci vuole tempo.»

La musica vuole la vita, tutta la vita, non fa sconti. «Devi essere quello che fai, crederci fino al midollo, intensamente, totalmente.»

Nevio Zanardi è senza dubbio un romantico. [s.t.]

Il libro «Nevio Zanardi una vita per l’arte. L’avventura de I Cameristi», a cura di Roberto Iovino e Stefano Termanini, si trova in libreria e al link:

Presentazione: martedì 10 febbraio 2026, ore 17:00, Biblioteca Berio – Sala dei Chierici, Genova. Ingresso libero.