Marcello Delfino, “Raccolta differenziata. Riciclaggio di spezzinità”, Serel | Stefano Termanini Editore (ISBN 978-88-89401-637)

15,00  Iva inclusa

«Sono sincero: questo nuovo volume di Marcello Delfino lo aspettavo da tempo e con trepidazione.
Quando lessi l’ultima pagina di E chi se la ricorda… Spezia! la prima sensazione fu semplicemente di volerne ancora. Desideravo continuare a ridere di gusto e a riflettere sui quei ritratti semiseri, pieni di critica e di affetto, su quelle “pennellate di spezzinità” colorite e colorate di arguzia e senso di appartenenza.

La stessa sensazione me l’ha donata questo nuovo libro, che ho letto tutto d’un fiato e che mi ha proiettato nuovamente in un mondo noto, che tutti noi spezzini viviamo con un mix di amore e di insofferenza pressoché impossibile da far capire ai “foresti”.

Il libro di Delfino non si limita però all’aneddotica, né tantomeno a consegnare cartoline nostalgiche della Spezia dei “bei mi’ tempi”: l’autore, con sguardo amorevole e spietato al tempo stesso, ricostruisce quel filo rosso che unisce la città e i suoi cittadini, quell’unicum di generosità e diffidenza endemica di cui probabilmente esiste una traccia perfino nei cromosomi degli spezzini, nonché quella capacità inimitabile di smontare con sarcastica rassegnazione qualsiasi elemento di serietà e nel contempo, di “mugugnare” senza sosta per un nonnulla».

(dalla Prefazione di Jonathan Marsella)

Descrizione

Una serie di brevi racconti e aneddoti intercalati da fotografie, brevi e rapide storie, avvincenti scorci di costume. Questo raccoglie il nuovo volume di Marcello Delfino. Il tema è il passato: senza nostalgia, con qualche nostalgia, poca sempre, perché non è così vero che “si stava meglio quando si stava peggio”, ma forse la vita – questo sì – era più semplice e i valori più netti. Non si avevano, insomma –e l’autore ce lo dice – tanti grilli per la testa.

Non solo aneddoti, peraltro. Marcello Delfino – bene lo dice Jonathan Marsella nella sua prefazione – non si limita alle cartoline nostalgiche della Spezia dei “bei mi’ tempi”. Il suo sguardo è «amorevole e spietato al tempo stesso» e «ricostruisce quel filo rosso che unisce la città e i suoi cittadini, quell’unicum di generosità e diffidenza endemica di cui probabilmente esiste una traccia perfino nei cromosomi degli spezzini, nonché quella capacità inimitabile di smontare con sarcastica rassegnazione qualsiasi elemento di serietà e nel contempo, di mugugnare senza sosta per un nonnulla».

 

Marcello Delfino nasce alla Spezia il 3 gennaio 1949 sul tavolo di cucina al secondo piano del numero 8 di via xxiv Maggio. Il caseggiato è delimitato, in un senso, da via xxiv Maggio e viale Italia e, nell’altro, da via Dalmazia e via Piave.
Da qui il fatto che l’autore, alle Olim-piadi che la Parrocchia di Cristo Re, oggi Cattedrale, organizzava per i suoi ragazzi, partecipava nella squadra dei «Caimani del Piave».
La Parrocchia di Cristo Re e dintorni è stato un formativo centro di aggregazione durante l’infanzia, l’adolescenza e oltre, laddove si sono costituite radici profonde, ancora oggi molto solide.
L’autore è cresciuto tra la piccola chiesa, allora realizzata all’interno di un fondo commerciale sotto i portici di via Vittorio Veneto a fianco del Cinema Astra, oggi sede di super-mercato, e i locali al primo piano di un palazzo di via Crispi messi a di-sposizione dalle Madri Pie di Ovada per lo svolgimento delle attività par-rocchiali.
Per il resto della gioventù, il nostro ha mantenuto forti legami con quest’ambito dove si sono radicate profonde amicizie consolidatesi principalmente intorno al mondo del calcio dilettantistico al quale l’autore ha partecipato come giocatore, dirigente e padre.
Ha lavorato trent’anni alla Cassa di Risparmio della Spezia, da commesso a membro dell’Ufficio di Gabinetto del Presidente, a cassiere a impiegato, svolgendo soprattutto ruoli di secondo piano (è noto che quelli che contano stanno sempre al primo piano).
Innamorato della sua città, ha cerca-to di rendersi utile anche attraverso l’impegno politico.
È stato vicesindaco e assessore nella seconda Giunta Pagano, ma, come dice lui, non ha avuto modo di fare troppi danni avendo svolto quelle funzioni per soli due anni.
È stato consigliere comunale ma nel corso del suo secondo mandato si è dimesso dal Consiglio per divergenze con i gruppi che sostenevano la mag-gioranza per la quale era stato eletto e che governava la città.
Per concludere, promettendo solennemente di non insolentire ulteriormente i suoi concittadini, dichiara di non aver nulla di cui lamentarsi nei confronti dell’Inquilino del piano di sopra: ha avuto la fortuna di non nascere e di non diventare ricco senza però che gli mancasse mai il necessario. Anzi.
Convinto che un modo concreto per dare una mano fosse anche quello di sollevare il morale dei suoi concittadini si è deciso a riprendere diversi appunti raccolti negli anni: li ha rior-dinati e risistemati con l’intento di interpretare e quindi di proporre e condividere quel clima di spezzinità nel quale il dialetto parlato correntemen-te dal padre e le zie e le esperienze vissute in prima persona, vere o presunte, lo hanno da sempre trovato a proprio agio.
Avendo riscosso un discreto successo, l’autore ha pensato bene di ricostruire, in coerenza con la sua prima esperienza, un nuovo autocazzeggio sulla spezzinità rimettendo in fila episodi avvenuti o sognati che ne ritraessero i contorni con la solita autocritica: quella di chi ama davvero.

Informazioni aggiuntive

Dimensioni 21 × 13 × 0,5 cm