Carolina Italiani. «Riviera»

Mostra personale e anteprima del mezzaro di Portofino

Con la presentazione del libro «Verde Liguria» di Stefano Termanini e Roberto Orlando

Venerdì 22 maggio 2026, ore 17,30

Galleria Arte Studio  —  Piazzetta San Giovanni il Vecchio 2, Genova

Aperta fino al 30 maggio 2026

Oggi, venerdì 22 maggio 2026, alle ore 17,30, presso la Galleria Arte Studio, in piazzetta San Giovanni il Vecchio 2, a Genova, viene inaugurata la mostra personale di Carolina Italiani «Riviera», con l’anteprima del mezzaro di Portofino. La mostra resterà aperta fino al 30 maggio. A introdurla sarà Stefano Termanini, editore, autore con Roberto Orlando del libro «Verde Liguria» (Stefano Termanini Editore), che verrà presentato nella stessa occasione.

«Mi pare che il punto sia qui – dice Stefano Termanini –, poiché c’è sempre un “punto”, l’elemento che impedisce di compiersi al dramma frangibile della gravità; il “perno”, che regge, che motiva, che giustifica, che “tiene”. Il “punto” è riuscire a dire, ogni volta, quel che sta dietro una scena, un paesaggio, ovvero la bellezza della “Riviera”. Della “Liguria Verde”, di cui ci narrano gli acquerelli di Carolina Italiani e le fotografie di Roberto Orlando. Ogni volta che ho cercato di misurarmici, per immergermici e per raccontarla, ho trovato che la pittura di Carolina Italiani abbia la capacità di mettere a nudo, svelandoli senza mediazioni, gli elementi puri: il mare, il cielo del tramonto, le nubi, l’acqua e il vento, così come si intrecciano e si impastano durante una mareggiata; le rocce su cui l’onda si infrange. Questo mi piace forse più d’ogni altro carattere, il sapersi mettere a-tu-per-tu con le cose, e per la «Riviera» – proprio perché, trattando di “Riviera”, prima delle cose, ci viene incontro il loro mito – mi pare che ce ne sia anche più bisogno. Perfino più dei colori, che Carolina Italiani dosa con sapienza sulla superficie della carta fin quando, coprendola, ne fa una superficie seconda, diversa e nuova».

«Scegli un colore qualsiasi dalla mazzetta – dice Roberto Orlando, giornalista e fotografo, autore con Stefano Termanini di «Genova Infinita» e «Verde Liguria» – e la Liguria è in grado di declinarlo a modo suo. E di solito ti sorprende. Come mi è accaduto, per esempio, dopo aver deciso con Stefano Termanini di provare a raccontarli – in un libro di parole e immagini, ciascuno a modo suo, anche noi – queste infinite tonalità di colore, sempre scaldate da una luce, tipicamente ligure, che dal mare si riflette in cielo passando per i monti e viceversa, in un rimbalzo continuo che alla fine incanta. Il problema è riuscire a raffigurarlo questo incanto, con gli strumenti che la tecnologia e la tecnica fotografiche mettono a disposizione, pur nella solida consapevolezza che a un certo momento dell’operazione è indispensabile cercare di sconfinare nei territori dell’arte. Operazione che a Carolina Italiani riesce molto meglio che a me, con i risultati che oggi possiamo apprezzare nei suoi acquerelli».

Carolina Italiani — Nota biografica

Carolina Italiani, nata a Genova nel 1977, vive e lavora tra Genova e Venezia. Pittrice, illustratrice e grafica, si forma al Liceo Artistico Santa Dorotea sotto la guida di Luigi Sirotti e Paola Ginepri, dove acquisisce una solida base nella pittura en plein air ligure, con particolare attenzione alla luce e al paesaggio. Prosegue poi gli studi all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, frequentando i corsi di pittura di Guido Zanoletti e quelli di incisione e fotografia. Nel 1998 vince una borsa di studio all’Università Complutense di Madrid, dove approfondisce le tecniche di incisione e illustrazione — tema della sua tesi di laurea, discussa a Genova nel febbraio del 2000.

Il mare è un tema costante nella sua ricerca artistica: iscritta allo Yacht Club Italiano dal 1992, vince nel 1995 un concorso della Lega Navale Italiana e, nei primi anni Duemila, per tre anni consecutivi il concorso «Almirante Conde de Barcelona», legato alle regate della Coppa del Re di Spagna a Maiorca.

Nel 2004 consegue un Master in progettazione del costume teatrale alla Ligustica e collabora alla riapertura del Teatro alla Scala di Milano con la regia di Luca Ronconi. Nello stesso anno vince il concorso indetto da Giglio Bagnara, Il Secolo XIX e Genova 2004 per la Cultura con il «Mezzaro del Melograno», avviando una collaborazione pluriennale con l’azienda e un percorso nel tessile d’arte che culmina nel 2019 con il «Mezzaro Portu de Zena», in occasione del centocinquantenario di Giglio Bagnara.

Dal 2010 espone con regolarità presso la Galleria Arte Studio di Genova e partecipa a mostre in tutta Italia — Venezia, Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia — oltre che all’estero. Dal 2018 è docente ad Arca Formazione. Il suo nome figura nel Dizionario degli Artisti Liguri edito da De Ferrari, a cura di Leo Lecci e Paola Valenti.|

“Vite, amori e guerre nel tempo di ieri” di Assunta Prato, in “prima” assoluta, a San Salvatore Monferrato, per Suarè

SAN SALVATORE MONFERRATO – C’è un filo invisibile che lega le zolle del Monferrato alle steppe gelate del Don, passando per i sogni chiusi in un baule di una ragazza degli anni Cinquanta. Quel filo ieri sera, 18 aprile 2026, si è fatto parola, emozione e comunità nel giardino di Casa Barco, trasformato in un salotto a cielo aperto per la presentazione di Vite, amori e guerre nel tempo di ieri, il più recente libro, autobiografico, di Assunta Prato, edito da Serel – Stefano Termanini Editore.

L’atmosfera è quella delle grandi occasioni, ma con il calore di una riunione di famiglia. Il sindaco Corrado Tagliabue, aprendo l’incontro, ha detto: «È bello vedere questo nostro giardino così popolato per un libro che è una storia molto sansalvatorese, una storia che in fondo ci appartiene, che è di noi tutti, perché è la storia della nostra terra». Più che nostalgia, è identità. L’assessore alla Cultura Enrico Beccaria ha aggiunto che la presentazione di questa sera si inserisce nella cornice delle “Suarè”, quegli aperitivi letterari che profumano di Vermouth e di storia locale, ricordando che proprio a San Salvatore mosse i primi passi la celebre distilleria Martini & Rossi. «Mi vengono in mente due libri – ha detto Enrico Beccaria – che hanno a che fare con la mia vita e con questo lavoro. Il primo è Apologia della storia di Marc Bloch, che inizia con un bambino che chiede al padre di raccontargli la storia. Il secondo è Tradimento e fedeltà di Augusto Monti, dove un figlio raccoglie il testimone del padre per scriverne la saga, quel capolavoro che tutti conosciamo come “I Sanssôssí”. Inserisco il libro di Assunta proprio in questo solco: una storia familiare che si fa specchio di un’intera comunità».

Una storia “nuda e cruda”, tra tragedia e speranza

Di una materia così – vite, amori e guerre – si sarebbe potuto fare un saggio. Ma il libro di Assunta Prato non è un (asettico) saggio storico, bensì una «tessitura di vite»: così l’ha definita l’editore Stefano Termanini. Vero, con tanta verità dentro, ma pure vivo, come se tutto fosse ancora lì per accadere. Al centro c’è la figura di Guglielmo, il padre dell’autrice, fante della Divisione Ravenna, scampato per un soffio – e per una ferita a un dito – al massacro della ritirata di Russia.

Marco Davite, alpino e memoria storica del territorio, ha tracciato con forza il contesto di quegli anni: «I russi sfondano proprio dove c’era la Divisione Ravenna, che paga un tributo enorme di sangue. Guglielmo è stato fortunato nella sfortuna». Il libro racconta il ritorno dalla guerra, la ricostruzione, un’Italia diversa e lontana, che si fa vedere attraverso gli occhi delle ragazze di allora, divise tra la fatica della campagna e «la lusinga della città», come ha detto Stefano Termanini, elogiando la capacità dell’autrice di narrare senza pregiudizi: «Assunta Prato ci mette davanti ai fatti nudi e crudi, lasciando al lettore il compito di suturare le parti che nel libro si giustappongo».

La forza del ricordo contro l’oblio

Quando Assunta Prato prende la parola, l’emozione si fa palpabile. La sua voce trema solo un istante nel punto in cui parla di quel padre che l’ha lasciata troppo presto, ma si fa ferma quando spiega il senso profondo della sua scrittura. «L’ho fatto per i miei nipoti – spiega l’autrice – perché una volta che non ci sarò più io (tra “moltissimo tempo”, aggiunge, sorridendo!), di lui e di quel mondo non sarebbe rimasto nulla. I cambiamenti sono stati così rapidi che ottant’anni sembrano ere geologiche».

Nel libro rivivono aneddoti che sanno di un’Italia che non c’è più: la severità della Chiesa, l’episodio di Silvia/Assunta bambina redarguita da una suora che la richiamava a essere «più modesta», o il racconto magico di una bambina che usciva da una scatola cantando a una festa di paese nel 1945. «Ho voluto trasmettere l’amore che ho sentito in casa mia e una certa leggerezza, per evitare di appesantire una vita che già di per sé ti sottopone a prove difficili», ha concluso Assunta Prato tra applausi partecipi e scroscianti.

La voce del pubblico: gli “Stradinom” e il dialetto

La serata si è accesa con gli interventi del pubblico. Si è parlato degli «Stradinon» (i soprannomi locali), di quella mappa genetica di comunità dove non eri nessuno se non avevi un soprannome. Mirella ha ricordato con commozione il senso di assenza dei padri tornati dalla guerra, mentre Ada ha lanciato l’idea di una «banca dati» per non perdere i proverbi e le sfumature di un dialetto che sta scomparendo.

Il finale è un brindisi, come si conviene a San Salvatore. Un omaggio alla memoria, che mai è un peso, ma un bagaglio leggero da tramandare. (s.t. 19.4.2026)

IL LIBRO:

Vite, amori e guerre nel tempo di ieri di Assunta Prato
Stefano Termanini Editore

Disponibile nelle migliori librerie e online

Davide Boero alla Biblioteca Berio: “Prove pubbliche di poesia” tra memoria e presente

GenovaGiovedì 19 febbraio, dalle ore 17:00 alle 18:30, la Sala dei Chierici della Biblioteca Civica Berio ospiterà la presentazione del libro Prove pubbliche di poesia di Davide Boero, pubblicato da Serel | Stefano Termanini Editore.

L’incontro vedrà la partecipazione dell’autore, della storyteller e blogger Sara Boero e dell’editore Stefano Termanini.

La raccolta: un album di 38 frammenti di vita L’opera segna un momento di passaggio significativo per Davide Boero, autore finora noto per i suoi saggi dedicati alla storia del cinema e alla letteratura per l’infanzia.

Il volume raccoglie 38 liriche organizzate secondo un percorso cronologico che attraversa i momenti più densi dell’esistenza dell’autore. La struttura è classica: i testi poetici sono accompagnati da commenti d’autore e didascalie in prosa che introducono le poesie, aprendo un dialogo diretto e intimo con il lettore. Non un vero e proprio autocommento, ma un indicazione di contesto, introduce e si accompagna a ciascun testo.

Dalle pagine emergono immagini nitide che cercano di fermare il tempo: «ci si tuffa in quel “dovere” / che lega l’esistenza / al più timido “io voglio”» (da Adolescenza).

 «Colgo l’occasione / e riannodo quel filo di memoria / che lega il nostro cammino» (da Colgo l’occasione).

I temi: dall’incanto dell’infanzia alla “parola” digitale

La poesia di Davide Boero attraversa diverse stagioni emotive e tematiche:

L’infanzia e il ricordo: le “piccole percezioni” dei bambini, capaci di osservare il mondo con meraviglia, si intrecciano a ricordi vividi come il rito della pentolaccia o i profumi di una vecchia latteria di quartiere.

L’adolescenza è descritta come un periodo complesso di formazione, dove i sentimenti sembrano “enormi” e difficili da razionalizzare.

Uno dei nuclei più profondi della raccolta si riferisce alla condizione di essere genitori. L’autore riflette sulla responsabilità e sul dubbio di essere adulti. Ne è un esempio il commento alla poesia Messa a fuoco, in cui Davide Boero descrive i figli, addormentati in auto, «abbandonati con fiducia alla mia insicurezza».

La critica alla modernità: una riflessione sulla “parola automatica” dei social media e sulla necessità di riscoprire linguaggi che, a differenza dei messaggi digitali effimeri, siano capaci di restare.

Le motivazioni dell’autore

Nato da un bisogno psicologico-esistenziale profondo, il libro raccoglie versi scritti “di nascosto” nel corso degli anni.

Per Davide Boero, docente di materie letterarie, la poesia è stata lo strumento per fissare frammenti di memoria: «Non avrei mai immaginato di voler pubblicare i testi poetici nati all’interno di uno spazio (e di un bisogno) psicologico-esistenziale che, nei momenti più impensati, mi ha obbligato a fissarli sulla carta». «Per me rileggere, selezionare, ordinare questi versi è stato come sfogliare un album fotografico, guardare un montaggio di momenti significativi, essere spinti, infine, a renderne partecipi altri».

L’editore Stefano Termanini sottolinea il valore di questa pubblicazione: «Sono molto felice di aver pubblicato il bel libro di Davide Boero», dice. «L’autore ci dice quanto la poesia sia e continui a essere importante, quale dimensione del discorso in cui la parola assume uno speciale connotato di verità e di pregnanza. La poesia è parola che vive e che cura. La poesia, ‘inutile’, come scriveva Montale, nel mondo della parola ‘automatica’ diviene sempre più fondamentale, essenziale, vitale, privata e pubblica, perché richiama alla condivisione e alla lettura pubblica, così come accadrà giovedì, alla Berio».

Profilo dell’autore Davide Boero (1977), laureato all’Università di Genova e dottore di ricerca in Storia dell’educazione e della letteratura per l’infanzia, insegna in una scuola superiore della provincia di Genova.  Esperto di cinema, ha pubblicato numerosi volumi, tra cui Storia cinematografica della scuola italiana (Lindau, 2022). Con “Prove pubbliche di poesia” esordisce nella lirica, esplorando la “parola che resta”.

Informazioni sull’evento:

Data: Giovedì 19 febbraio 2026
Orario: 17:00 – 18:30
Luogo: Biblioteca Civica Berio, Sala dei Chierici (Via del Seminario 16, Genova).
Ingresso: Libero fino ad esaurimento posti.|