Una domenica di pioggia. Uno squillo di telefono. Una frase gettata per caso: «Tua madre e mio padre si sono amati, prima di sposarsi». Il presente si incrina e lascia affiorare un tempo sepolto. Assunta Prato non ricostruisce una genealogia, ne misura le pieghe. Attraverso le voci di chi resta, le fotografie conservate nei cassetti, due lettere trovate durante il lockdown, segue le tracce di Vittorina e Guglielmo nel Piemonte degli anni Trenta, tra le vigne di San Salvatore Monferrato. Lì le ragazze contavano i propri desideri sul filo del ricamo e sul suono di un valzer. Poi arriva la guerra, il fronte russo, il dito che non si piega più, il ritorno a una normalità che non esiste più. Infine gli anni Cinquanta, la ricostruzione, un matrimonio nato non da un fulmine ma da una lenta riconoscenza.
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