GUD13 01_2026 | Anàmnesis

 

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current issue: Anàmnesis

Il cielo notturno è il più paziente degli archivi. La luce che ci raggiunge è quasi sempre vecchia. Certe stelle che crediamo di vedere sono spente da millenni, e ne vediamo il fantasma; altre ardono ancora, ma ci appaiono come furono, non come sono. Tempi incommensurabili convivono in un solo istante sulla nostra retina senza sapere nulla l’uno dell’altro. Lo sguardo che si leva verso l’alto raccoglie una pluralità incoerente di passati che continuano a giungerci. Così funziona ogni nostro vedere. Anche quando crediamo di guardare il presente – un edificio appena terminato, una forma mai vista – riceviamo luce di stelle lontane, precedenti e tipi che ci giungono da distanze temporali che ignoriamo di attraversare. Non esiste occhio innocente. Ogni percezione è già un riconoscimento; ogni visione, un déjà-vu che ignoriamo di avere. È già anàmnesi: riconoscere come nostro ciò che non abbiamo mai imparato e crediamo di incontrare per la prima volta. Un sapere che ci raggiunge come la luce di una stella estinta.

(da Anàmnesis di Alessandro Canevari, curatore di GUD13)

Da qui può leggere l’editoriale di Stefano Termanini, direttore responsabile

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