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Esecuzioni/Executions | scadenza 18.3.2022

 


 

Esecuzione s. f. [dal lat. exsecutio -onis, der. di exsĕqui «eseguire», part. pass. exsecutus]. – 1. a.L’atto dell’eseguire, compimento, attuazione pratica… b.Il modo con cui si esegue, la maniera con cui è condotto un lavoro o sim…. c. In informatica, l’insieme delle fasi e delle operazioni con cui l’unità centrale di un calcolatore elettronico esegue automaticamente le istruzioni contenute in un programma. 2. Nel linguaggio giur., indica in genere l’atto o il complesso delle operazioni con cui si dà attuazione a un provvedimento dell’autorità giudiziaria o amministrativa… (fino alla) condanna a morte …. (Treccani vocabolario on line)

Strano constatare come una parola così definitiva possa, nei suoi primi significati, evocare le immagini più disparate: auliche come quelle legate a performance anche artistiche o, al contrario, spaventose come quelle legate a gesti irrimediabili.

Tuttavia, in questa sede, il punto di vista che interessa sottolineare è quello della delicata fase del progetto, nella quale, attraverso un passaggio complesso che coinvolge una pluralità di fattori, si passa da una ipotesi ad una proposta, dall’idea al progetto e, ancora, dal progetto alla realizzazione.

Spesso si ricorre alla metafora del ‘foglio bianco’ per esprimere una condizione di smarrimento, di mancanza di riferimenti, ma in realtà, se ci si sofferma a riflettere, il cosiddetto foglio bianco in qualsiasi forma si presenti costituisce già una sorta di riferimento progettuale importantissimo: introduce già una scelta (o meglio una serie di scelte) che riguarda un elemento cardine dell’esecuzione, ovvero, il linguaggio a cui ci si affida per raccontare una ‘storia’, specialmente quando questa parla di architettura e non solo.

La dimensione concreta o virtuale del foglio, ad esempio, determina a priori un approccio al gesto del disegnare, ad una serie di vincoli o potenzialità che sono già parte fondamentale del processo narrativo visuale che si sta iniziando.

Si tratta, cioè, di dare una prima espressione all’idea che in forma embrionale si ha relativamente ad un tema e decidere come attuarla.

In questa fase può essere utile il rimando ai molti architetti-disegnatori che producono suggestioni straordinarie, disegni evocatori di forme e concetti che spesso hanno quasi il valore di espressione artistica (1) e, pertanto, interpretabile secondo la sensibilità dell’osservatore, secondo i propri riferimenti e, proprio per questo, affascinate. Nelle molteplici e stratificate linee di uno schizzo, l’occhio istintivamente sceglie quello che vuole leggere, ciò che riesce a vedere e a ricondurre ai propri modelli o stereotipi.

È questa, però, una fase che ha breve durata: il progetto per diventare architettura, o più in generale per diventare forma concreta, deve subire una serie di metamorfosi, e la prima tra queste avviene attraverso la necessaria scelta di una nuova forma espressiva, in cui ancora una volta la rappresentazione deve saper unificare una molteplicità di ambiti, in questo caso non più evocativi e suggestivi, ma tecnico operativi.

Se in natura i passaggi di stato avvengono senza soluzione di continuità, è difficile poter dire lo stesso per l’espressione grafica del progetto al fine della sua concretizzazione: anzi, sembra essere vero il contrario.

Dalle molte letture che si potevano dare ad un segno nella fase precedente, si passa a una logica di esecuzione progettuale, che lascia ben poco spazio al punto di vista personale: si passa cioè ad una forma misurabile in cui le convenzioni e i codici a cui riferirsi diventano stringenti, quasi vincolanti; il rigore dell’approccio numerico prevale: dalla necessità di applicare un metodo specifico della rappresentazione che renda efficace la narrazione, al fine di arrivare alla sostanza di ciò che si vuole realizzare, si giunge alla misura degli elementi, inevitabile per raggiungere la forma specifica.

Il punto di vista della rappresentazione si allontana dall’immagine dell’idea, fino a raggiungere una distanza teoricamente infinita, in cui la visione personale lascia spazio ad una visione oggettiva, a volte quasi asettica. La percezione lascia cioè il passo alla descrizione puntuale. Le Proiezioni Ortogonali diventano il linguaggio con cui raccontare la consistenza di una composizione.

Sembra che tutto questo lasci poco spazio alla personalizzazione autoriale, eppure -sempre restando nell’ambito della architettura- è possibile constatare come ci sia chi ha saputo trovare il modo di coniugare in maniera esemplare ‘portato’ e ‘portante’, sapendo dare a espressioni del progetto, figlie della razionalità, una sorta di accento del tutto personale. Tanto è forte l’idea, in questi casi, che la coerenza formale sembra non conoscere ostacoli, neppure in un passaggio di stato.

I disegni esecutivi di Hector Guimard (2)per la metropolitana di Parigi, pervasi da una atmosfera tale per cui l’Art Nouveau si avverte perfino nella squadratura del foglio, gli elaborati di Charles Rennie Mackintosh (3), in cui l’uso di texture e segni denuncia la sua poliedricità anche in qualità di grafico, o ancora, le tavole di concorso di Pier Luigi Nervi per la Fiera del Mare a Genova (4), in cui rigore e precisione riescono comunque a creare l’illusione di vedere una astronave appoggiata sulla terra e non un edificio, non sono che esempi di come questa capacità non abbia limiti temporali.

A tale forma, rara, di continuità nell’interpretazione, ne seguono tuttavia altre, di chi operativamente trasforma quella ‘misura’ in forma concreta, operando un’ulteriore decodifica necessaria a dare tangibilità al progetto.

Anche in questo caso il parallelo con altri ambiti lascia spazio a molte letture: la miglior pièce teatrale o il più sublime spartito possono avere esiti quantomeno diversi, a seconda del performer (5), che -se inadeguato- ne decreta una vera e propria ‘esecuzione’ intesa nel secondo significato del termine.

A conclusione del processo si può pensare che ormai l’esecuzione sia volta al termine e che abbia così portato l’idea nel mondo della realtà; scomodando Platone si potrebbe dire che si è usciti dalla ‘grotta’ e si è finalmente di fronte alla chiarezza della Realtà e che nulla più sia passibile di variazioni o meglio di interpretazioni. Eppure, non è così.

La perfetta esecuzione del progetto architettonico -ad esempio- se nella migliore delle ipotesi ha realizzato quello che il progettista aveva immaginato, non è detto che ancora non debba attraversare un ulteriore ultimo confronto, tanto delicato quanto rilevante e sostanziale anch’esso: quello con il destinatario/utente, che può portare soddisfazione, entusiasmo, scoperta, ma anche sconcerto fino all’estremo della delusione.

La logica architettonica più impeccabile, perfettamente articolata e gestita attraverso tutte le sue fasi, si può infatti scontrare con la realtà di chi, dovrà vivere e relazionarsi con essa. Si potrà scoprire, in un meccanismo paradossale, che si è effettivamente attuato proprio quello che era stato prospettato, ma che tanta equilibrata coerenza lascia poco spazio alla relazione personale con tale realtà, lasciando il fruitore prigioniero di un modello tanto ideale quanto estraneo, in cui i ‘totem’ personali sembrano catapultati in un quadro di Magritte, reiterando le situazioni descritte con feroce umorismo da Tom Wolf (6).

Si tratta in definitiva di capire quale accezione abbia -tra quelle possibili- il termine ‘esecuzioni’: aulica e portatrice di un processo che è il motore di una evoluzione o al contrario scellerata e portatrice di un disagio incolmabile?

La proposta è, quindi, quella di condividere riflessioni che riguardano le possibili interpretazioni della parola ‘esecuzioni’, le sue variazioni, il significato che il dare sostanza a un’idea può avere e a quali esiti esso possa condurre, in architettura, ma non solo.

Note

(1) G. De Fiore, Dizionario del Disegno, Brescia 1967. Nella Prefazione si possono trovare specifici riferimenti alla molteplicità di valenze presenti in uno schizzo, ulteriormente approfonditi nella voce specifica ad esso dedicata.

(2) I disegni vennero presentati da H. Guimard alla Compagnie du chemin de fer métropolitain de Paris per la realizzazione delle stazioni del Metro nel 1900. Le tavole propongono soluzioni formali adattabili alle differenti esigenze. Bruno Montamat (2021). Le métropolitain d’Hector Guimard: un art nouveau officiel. Histoire, économie et société, Armand Colin, pp.103-127. ffhal-03411499

(3) In particolare si fa riferimento agli elaborati del concorso di idee Haus eines Kunstfreundes, pubblicati nel 1902 in un portfolio litografico intitolato Meister der Innenkunst II. Cfr. Guido Laganà (a cura di), (1994). Charles Rennie Mackintosh 1868-1928, Milano: Electa.

(4) Argan G. C., (1955). Pier Luigi Nervi, Il Balcone,Milano; J. Joedicke (1957). Pier Luigi Nervi prefazione di Pier Luigi Nervi, introduzione di E. N. Rogers, Milano: Edizioni di Comunità. Si suggerisce, inoltre, l’interessante lavoro svolto da Pasqualino Solomita nella tesi di dottorato Pier Luigi Nervi, architetture voltate, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Dottorato di Ricerca in Composizione Architettonica, XXIV ciclo di dottorato.

(5) Si rimanda alla lettura fatta da Alessandro Baricco, nell’ambito delle Palladium Lectures, Roma 17-19 gennaio 2013, Teatro Palladium, nel capitolo La vita che non ti aspetti in un Si bemolle.

(6) Tom Wolfe (1981), From Bauhaus to our house, Farrar, Straus & Giroux. Edizione italiana: Pier Francesco Paolini (traduzione), (1988). Maledetti Architetti, Milano: Bompiani.

 

Executions | deadline 18th March 2022

Execution: 1) (formal) the act of doing a piece of work, performing a duty, or putting a plan into action; 2) (formal) skill in performing or making something, such as a piece of music or work of art; 3) (law)  the act of killing somebody, especially as a legal punishment; ( on line Collins Dictionary).

Strange to note how such a definitive word can, in its first meanings, evoke the most disparate images: courtly such as those linked to even artistic performances or, on the contrary, frightening such as those linked to irremediable gestures.

Here, however, the point of view that is interesting to underline is that of the delicate phase of the project, where, through a complex passage involving a plurality of factors, we pass from a hypothesis to a proposal, from the idea to the project and , again, from the project to the realization.

The metaphor of the ‘blank sheet’ is often used to express a condition of bewilderment, of lack of references, but in reality, if one pauses to reflect, the so-called blank sheet, in whatever form it presents itself, already constitutes a sort of very important design reference: it already introduces a choice (or rather a series of choices) concerning a key element of the execution, the language one relies on to tell a ‘story’, especially when it deals with architecture and more.

The concrete or virtual dimension of the sheet, for example, determines a priori an approach to the gesture of drawing, to a series of constraints or potentialities that are already a fundamental part of the starting visual narrative process.

In other words, it is a ‘matter’ of giving an initial expression to the idea that one has in embryonic form regarding a theme and deciding how to implement it.

In this phase it may be useful to refer to the many architects-designers who produce extraordinary suggestions, drawings evocative of forms and concepts that often have almost the value of artistic expression (1) and, therefore, interpretable according to the sensitivity of the observers, according to their own references and, for this very reason, you are ‘fascinating’. In the multiple and layered lines of a sketch, the eyes instinctively choose what they want to read, what they can see and bring back to their own models or stereotypes.

However, this is a phase that has a short duration: the project to become architecture, or more generally to become a concrete form, must undergo a series of metamorphoses, and the first of these takes place through the necessary choice of a new expressive form, where once again the representation must be able to unify a multiplicity of areas, in this case no longer evocative and suggestive, but technical-operational ones.

If in Nature the changes of state occur without interruption, it is difficult to say the same for the graphic expression of the project as for the purpose of its realization: indeed, the opposite seems to be true.

From the many readings that could be given to a sign in the previous phase, we move on to a logic of design execution, which leaves very little room for the personal point of view: that is, we move on to a measurable form where the conventions and codes to refer to, become stringent, almost binding; the rigor of the numerical approach prevails: from the need to apply a specific method of representation that makes the narrative effective, in order to arrive at the substance of what one wants to achieve, one arrives at the measure of the elements, which is inevitable in order to reach the specific form.

The point of view of representation moves away from the reality of the idea, until it reaches a theoretically infinite distance, where the personal vision leaves room for an objective, sometimes almost aseptic, vision. Perception gives way to the precise description. The Orthogonal Projections become the language to tell the consistency of a composition.

It seems that all this leaves little room for authorial personalization, yet – still remaining in the field of architecture – it is possible to see how there are those who have been able to find the way to combine in an exemplary way ‘leading’ and ‘supporting’, knowing how to give expressions of the project, deriving from rationality, a sort of completely personal accent. In these cases, the idea is so strong that formal consistency seems to know no obstacles, not even in a change of state.

The executive drawings by Hector Guimard (2)for the Paris metro, pervaded by such an atmosphere that Art Nouveau is felt even in the squaring of the sheet, the drawings by Charles Rennie Mackintosh (3), where the use of textures and signs denounces his versatility also as a graphic designer, or again, the tables by Pier Luigi Nervi for the Fiera del Mare (4), whereof rigor and precision still manage to create the illusion of seeing a spaceship resting on the earth and not a building, are just examples how this ability with no time limits.

This rare form of continuity in interpretation, however, is followed by others, by those who operationally transform that ‘measure’ into a concrete form, operating a further decoding necessary to give tangibility to the project.

Also in this case the parallel with other areas leaves room for many readings: the best theatrical piece or the most sublime score can have at least different results, depending on the performer(5), who – if inadequate – decrees a real ‘performance’ intended in the second meaning of the term.

At the end of the process, it can be assumed that the execution is now over and that it has thus brought the idea into the world of reality; inconveniencing Plato, we could say that we have come out of the ‘cave’ and we are finally faced with the clarity of Reality and that nothing is more subject to variations or better interpretations. Yet it is not so.

For instance the perfect execution of the architectural project if it has achieved what the designer had imagined, does not mean that it still does not have to go through a further final confrontation, as delicate as it is also relevant and substantial: that with the recipient / user, which can bring satisfaction, enthusiasm, discovery, but also bewilderment to the extreme disappointment.

The most impeccable architectural logic, perfectly articulated and managed through all its phases, can in fact collide with the reality of those who will be obliged to live and relate to it. It will be possible to discover, in a paradoxical mechanism, that exactly what had been envisaged has actually been implemented, but that such balanced coherence leaves little room for the personal relationship with this reality, leaving the user as a prisoner of a model that is as ideal as it is alien, where the personal ‘totems’ seem to be catapulted into a painting by Magritte, reiterating the situations described with ferocious humor, by Tom Wolf (6).

Ultimately, it is a question of understanding what meaning the term ‘executions’ has – among the possible ones -: either courtly and bearer of a process that is the engine of an evolution or, on the contrary, wicked and bearer of an unbridgeable hardship?

The proposal is, therefore, to share reflections concerning the possible interpretations of the word ‘executions’, its variations, the meaning that ‘giving substance to an idea’ can have and what results it can lead to, in architecture, but not only.

(1) G. De Fiore, Dizionario del Disegno, Brescia 1967. In the Preface specific references can be found to the multiplicity of values ​​present in a sketch, further explored in the specific voice dedicated to it.

(2) The drawings were presented by H. Guimard to the Compagnie du chemin de fer métropolitain de Paris for the construction of the Metro stations in 1900. The tables propose formal solutions adaptable to different needs. Bruno Montamat (2021). Le métropolitain by Hector Guimard: an art nouveau officiel. Histoire, économie et société, Armand Colin, pp. 103-127. ffhal-03411499

(3) In particular, reference is made to the works of the Haus eines Kunstfreundes competition, published in 1902 in a lithographic portfolio entitled Meister der Innenkunst II. See Guido Laganà (edited by), (1994). Charles Rennie Mackintosh 1868-1928, Milano: Electa.

(4) Argan G. C., (1955). Pier Luigi Nervi, Il Balcone: Milan; J. Joedicke (1957). Pier Luigi Nervi preface by Pier Luigi Nervi, introduction by E. N. Rogers, Milano: Edizioni di Comunità. It is a very interesting work the one done by Pasqualino Solomita in the doctoral thesis Pier Luigi Nervi, vaulted architecture, Alma Mater Studiorum University of Bologna, PhD in Architectural Composition, 24th PhD cycle.

(5) Please refer to the reading made by Alessandro Baricco, in the context of the Palladium Lectures, Rome 17-19 January 2013, Teatro Palladium, in the chapter La vita che non ti aspetti in un Si bemolle.

(6) Tom Wolfe (1981), From Bauhaus to our house, Farrar, Straus & Giroux. Italian edition: Pier Francesco Paolini (translation), (1988). Maledetti Architetti, Milano: Bompiani.