{"id":6176,"date":"2026-08-27T22:53:08","date_gmt":"2026-08-27T20:53:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.stefanotermaninieditore.it\/portale\/?p=6176"},"modified":"2026-08-28T08:34:44","modified_gmt":"2026-08-28T06:34:44","slug":"sia-il-nuovo-palazzo-ducale-di-genova-la-casa-della-cultura-cittadina-e-sia-anche-la-casa-del-doge","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.stefanotermaninieditore.it\/portale\/sia-il-nuovo-palazzo-ducale-di-genova-la-casa-della-cultura-cittadina-e-sia-anche-la-casa-del-doge\/","title":{"rendered":"Sia il nuovo Palazzo Ducale la &#8220;casa del Doge&#8221; e sempre pi\u00f9 la &#8220;casa&#8221; della cultura cittadina"},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Accanto agli spazi per le mostre temporanee, un percorso permanente nel Palazzo Ducale che verr\u00e0 potrebbe rappresentare la vita quotidiana del Doge<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Stefano Termanini<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci vuole Piano per rinnovare Spalla. Lo abbiamo letto in questi giorni: pur nel rispetto della sua identit\u00e0 architettonica, il Palazzo Ducale di Genova subir\u00e0 un restyling che lo render\u00e0 ancora pi\u00f9 vivo e funzionale. Quello di oggi, a cui siamo ormai abituati da oltre trentennale consuetudine, \u00e8 il Ducale del 1992. Allora \u2013 non c&#8217;\u00e8 chi non lo sappia o non lo ricordi \u2013 dopo un lunghissimo periodo di decadenza, superfetato di funzioni snaturanti, aliene dalla sua natura originaria, il Palazzo Ducale ritrov\u00f2 la centralit\u00e0 culturale che tuttora gli riconosciamo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una volta l\u2019ho detto anche in pubblico, ad apertura di un convegno: mi piace pensare che un luogo di potere sia diventato un luogo di cultura. Sono convinto che la cultura sia il pi\u00f9 raffinato strumento di \u201cpotere\u201d (se s\u2019intende per &#8220;potere&#8221; l\u2019avere, darsi e dare agli altri possibilit\u00e0). Per tanti anni il Ducale \u00e8 stato il luogo del \u201cpotere\u201d (nell\u2019altro senso). Chi ci si riuniva, lo faceva per esercitarlo. Oggi, invece, ci si riunisce al Ducale per crescere in quella cultura che \u00e8 \u201cpotere\u201d: ovvero possibilit\u00e0. Maggiori e pi\u00f9 raffinate possibilit\u00e0 di leggere e comprendere il mondo complesso attorno a noi. <strong>E cos\u00ec mi piace credere che al centro della citt\u00e0 stia il \u201cpotere\u201d della cultura che allarga gli orizzonti e che questo scambio, con cui la cultura ha preso il posto del \u201cpotere\u201d, divenendo pi\u00f9 \u201cpotere\u201d, faccia parte di un progresso. <\/strong>Un progresso bello e importante, che pure oggid\u00ec, quasi a ogni passo (e tutti ormai ci dicono: <em>troppo<\/em>), pare ci piaccia mettere in discussione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per un po\u2019 di anni, non pochi, dal 2017 al 2025 ho avuto l\u2019onore e la responsabilit\u00e0 di rappresentare il Comune di Genova tra gli organi della Fondazione Palazzo Ducale. Sono stato prima membro, quindi presidente del <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20230922223246\/https:\/\/palazzoducale.genova.it\/chi-siamo\/organi-della-fondazione\/\">Comitato dei Fondatori<\/a>. Ebbene, mi dispiace non averci pensato allora, ma l\u2019idea proprio non mi era venuta in mente. Mi \u00e8 venuta in mente dopo, da un anno circa a questa parte, e certo si giova di quella mia precedente esperienza. La esprimo qui in breve, pi\u00f9 avanti prover\u00f2 ad argomentarla: <strong>il Palazzo Ducale \u00e8 il maggior centro di cultura della citt\u00e0, straordinario in questa funzione, ma non \u00e8 la \u201ccasa del Doge\u201d <\/strong>che dovrebbe continuare a essere. Vorrei \u2013 \u00e8 questa l\u2019idea \u2013 che si prendesse in considerazione l&#8217;idea (uovo di Colombo, peraltro) di ricavare negli spazi del Ducale un\u2019area dedicata alla vita del Doge, una sorta di percorso espositivo permanente sulla Genova che fu, dal 1528, quando Andrea Doria la fond\u00f2, fino al 1797, quando, sotto l\u2019urto delle milizie rivoluzionarie francesi, il doge Giacomo Maria Brignole tir\u00f2 dietro di s\u00e9 il portone pesante del Palazzo \u2013 curiosit\u00e0: poich\u00e9 Genova \u00e8 gattopardesca e tutto cambia perch\u00e9 nulla cambi, torn\u00f2 a varcarlo quasi subito da presidente del governo provvisorio istituito da Napoleone Bonaparte, allora comandante generale dell\u2019Arm\u00e9e d\u2019Italie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mostra su Van Dyck (\u00abVan Dyck l\u2019Europeo\u00bb) che le ricerche e la sensibilit\u00e0 di Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen ci hanno donato negli ultimi mesi, \u00e8 stata straordinaria. L\u2019ho visitata due volte, una all\u2019inaugurazione, di fretta, e una da solo, nel silenzio di un luned\u00ec mattina, preda di un attacco di Sindrome di Stendhal. E, tuttavia, come altre innumerevoli, meravigliose mostre che ho avuto il piacere e l\u2019intima, intellettuale gioia di visitare in questi non pochi anni, e quelle del 2004, quando la citt\u00e0 fu Capitale Europea della Cultura, e quelle della presidenza Borzani e quelle giunte in seguito, sotto le presidenze Bizzarri, Costa e Armella, una migliore dell\u2019altra, le mostre che la programmazione del Ducale ci offre sono \u201ctemporanee\u201d. Si studia decenni per pensarle, si lavora anni per organizzarle, occorrono mesi per allestirle, si visitano per un semestre al massimo. Vengono poi smontate, i capolavori tornano ciascuno nella collezione o nel museo cui appartengono e la tessitura ideale che li aveva raccolti \u2013 tessitura di intelligenti fila di ragno \u2013 pare svanire. Ci restano ricordi, immagini, splendidi cataloghi. In attesa di riallestirvi una nuova esposizione, il Palazzo torna vuoto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>E, invece, il Palazzo dovrebbe essere sempre pieno. <\/strong>So che lo \u00e8, ma lo \u00e8 \u2013 sempre pieno \u2013 di iniziative sempre temporanee. Dico \u201cpieno\u201d di \u201ccose\u201d permanenti e niente quanto la vita del Doge \u2013 la vita dei Dogi \u2013 che qui regn\u00f2 per i duecentocinquantanni della Repubblica, potrebbe essere altrettanto permanente. Abbiamo ammirato la Genova del Rubens, attraverso una mostra di pochi anni fa (era il 2022, la mostra aveva titolo \u00abRubens a Genova\u00bb, curata da Nils B\u00fcttner e Anna Orlando); l\u2019abbiamo ammirata nel luogo in cui si decideva della citt\u00e0. Quello che ci manca \u00e8 sperimentare come si vivesse nel luogo in cui si decideva come si dovesse vivere in citt\u00e0: gli ambienti del \u201cpotere\u201d (nel secondo significato che ho pi\u00f9 sopra usato).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco, dunque, la proposta, dopo l&#8217;idea: <strong><em>sia l\u2019Appartamento del Doge quello che \u00e8 stato, per cui ha il nome che porta. Il luogo della vita del Doge<\/em>. <\/strong>Lo penso a vantaggio dei visitatori del Palazzo, naturalmente. Per interessare gli stranieri, i non genovesi o, come si dice a Genova con etichetta multipurpose, i &#8220;foresti&#8221;. Perch\u00e9, una mostra, per quanto straordinaria, fa compiere pellegrinaggi culturali che sono proporzionalmente pi\u00f9 lunghi tanto quanto maggiore \u00e8 l\u2019interesse e la specializzazione di chi li compie, ma ben di rado intercetta il visitatore occasionale. Il viaggiatore svagato, l<strong>a famigliola di turisti in giro per la citt\u00e0 non vanno a vedere la mostra dedicata a Van Dyck: \u00e8 troppo impegnativa, non ne hanno il tempo, n\u00e9, talvolta, la preparazione. Ma la stessa famigliola e lo stesso viaggiatore svagato andrebbero volentieri a visitare l\u2019appartamento in cui viveva il Doge di Genova, ne ammirerebbero la stanza da letto e lo studio, le stanze in cui Genova veniva pensata e decisa<\/strong>. Come visitare tra mille \u2013 e millanta \u2013 anni il Quirinale. O lo Studio Ovale. Come visitare, in tante altre citt\u00e0 italiane e straniere in cui i palazzi ducali e reali ospitano questa variet\u00e0 di percorsi, camere regali, biblioteche, sale di banchetti e sale del trono.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"2560\" height=\"2560\" src=\"https:\/\/www.stefanotermaninieditore.it\/portale\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Palazzo_Ducale_Genoa-scaled.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6178\" srcset=\"https:\/\/www.stefanotermaninieditore.it\/portale\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Palazzo_Ducale_Genoa-scaled.jpg 2560w, https:\/\/www.stefanotermaninieditore.it\/portale\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Palazzo_Ducale_Genoa-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.stefanotermaninieditore.it\/portale\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Palazzo_Ducale_Genoa-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.stefanotermaninieditore.it\/portale\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Palazzo_Ducale_Genoa-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.stefanotermaninieditore.it\/portale\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Palazzo_Ducale_Genoa-1536x1536.jpg 1536w, https:\/\/www.stefanotermaninieditore.it\/portale\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Palazzo_Ducale_Genoa-2048x2048.jpg 2048w, https:\/\/www.stefanotermaninieditore.it\/portale\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Palazzo_Ducale_Genoa-200x200.jpg 200w, https:\/\/www.stefanotermaninieditore.it\/portale\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Palazzo_Ducale_Genoa-100x100.jpg 100w, https:\/\/www.stefanotermaninieditore.it\/portale\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Palazzo_Ducale_Genoa-40x40.jpg 40w\" sizes=\"(max-width: 2560px) 100vw, 2560px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Le due realt\u00e0, peraltro \u2013 quella di contenitore culturale per mostre temporanee e quella di percorso permanente \u2013 possono convivere<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Guardiamo agli esempi fuori citt\u00e0 \u2013 prendiamo esempio dagli altri. Il modello pi\u00f9 interessante mi pare quello della convivenza fra tre dimensioni: <strong>il monumento storico, il percorso permanente che ne restituisce la funzione originaria e le esposizioni temporanee, che possono continuare a rinnovare periodicamente l&#8217;offerta culturale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Guardiamo ai Musei Reali di Torino. Palazzo Reale conserva e rende visitabili gli appartamenti e le sale di rappresentanza della corte sabauda, con gli arredi, i dipinti, gli arazzi e le decorazioni originarie; nello stesso complesso convivono la Galleria Sabauda, l&#8217;Armeria, la Cappella della Sindone, il Museo di Antichit\u00e0, la Biblioteca e gli spazi destinati alle attivit\u00e0 espositive. Il visitatore pu\u00f2 dunque attraversare gli ambienti nei quali si svolgeva la vita della corte e, nello stesso tempo, ammirare collezioni e proposte espositive differenti. Non a caso i Musei Reali di Torino sono un \u201csistema\u201d, nel quale \u00e8 la storia a far da filo conduttore per il visitatore \u2013 quello che programma la visita e quello occasionale, intercettato dalla sua stessa curiosit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Guardiamo alla Reggia di Caserta. Gli Appartamenti Reali sono la casa dei sovrani: la distribuzione degli ambienti permette di comprendere come il palazzo fosse organizzato per il re, la regina, i principi, le principesse, la servit\u00f9 e le diverse esigenze della famiglia reale. Il percorso racconta il modo in cui quegli spazi furono abitati e trasformati nel tempo. E poi ci sono gli spazi per le mostre temporanee, la Gran Galleria. La programmazione espositiva viene integrata nel percorso di visita senza che la leggibilit\u00e0 (e la \u201cvisitabilit\u00e0\u201d) della residenza storica sia compromessa. Conservazione, narrazione, uso degli spazi per attivit\u00e0 a rotazione: nella Reggia di Caserta, il monumento e il museo convivono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Guardiamo a Palazzo Pitti a Firenze, dove gli Appartamenti Reali introducono il visitatore alle diverse dinastie che hanno abitato il palazzo. Della Galleria Nazionale delle Marche, a Urbino, ricordo che mi colpirono straordinariamente due pezzi: la <em>Flagellazione di Cristo<\/em> di Piero della Francesca e lo Studiolo in cui il duca Federico da Montefeltro si raccoglieva a leggere. Da un lato aperto sul sapere che vi era conservato, dall\u2019altro sulle dolci, verdi colline marchigiane. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Guardiamo al Palazzo Ducale di Venezia \u2013 l\u2019altra citt\u00e0 ove, come a Genova, si dice \u201cducale\u201d per dire \u201cdogale\u201d. Anche in questo caso il Palazzo \u00e8 insieme grande spazio museale, luogo della memoria politica della Repubblica e sede di esposizioni temporanee. Da visitatore, ho attraversato l&#8217;Appartamento Ducale e le Stanze Istituzionali; ma so che altrove, in altre parti del palazzo, spesso si allestiscono esposizioni. Anche qui compresenza, insomma, non sostituzione: un palazzo ducale o reale pu\u00f2 essere il privilegiato contenitore di esposizioni, conferenze, incontri culturali senza dover fare a meno della sua originaria (e originale) realt\u00e0. L\u2019essere stato, cio\u00e8, il luogo da cui citt\u00e0, principati e regni sono stati regnati e amministrati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 poco da fare. <strong>Bello o brutto che sia, il \u201cpotere\u201d (nel secondo significato) attira sempre.<\/strong> \u00c8 interesse per la storia, \u00e8 voyeurismo che ama sbirciare nella vita dei potenti: forse entrambi, non so. A Versailles (ci siamo arrivati e vien da ricordarsi del \u00abnoi qui\u00bb del doge Lercari), il visitatore attraversa gli ambienti pi\u00f9 privati del sovrano: camera, biblioteca, sale da pranzo, gabinetti di lavoro, spazi per le collezioni e per il tempo libero. Ci si va per capire lo sfarzo della monarchia francese al tempo di Luigi XIV, il re Sole, e l&#8217;organizzazione della vita quotidiana del re e della sua corte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E ancora. Gli esempi sarebbero molti. A Vienna, nell&#8217;Hofburg, il visitatore vede gli appartamenti imperiali, mentre a Sch\u00f6nbrunn la reggia gli viene presentata come residenza abitata. Nell&#8217;Antico Palazzo Reale di Praga \u00e8 stata realizzata una mostra permanente, <em>The Story of Prague Castle<\/em>, che racconta oltre mille anni di storia del complesso attraverso gli edifici, gli oggetti e soprattutto le persone che vi hanno vissuto e lavorato: sovrani, aristocratici, cortigiani, artisti, architetti, studiosi, commercianti e servitori. Il percorso affronta temi quali la residenza, il cibo, l&#8217;educazione, la religione, le sepolture e le trasformazioni architettoniche. Il palazzo diventa cos\u00ec non soltanto un contenitore di opere, ma un organismo storico nel quale si sono svolte vite, attivit\u00e0 e relazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si potrebbe andare avanti. Questo, tuttavia, \u00e8 il modello. Non si tratterebbe di &#8220;aggiungere un museo&#8221; agli spazi esistenti, ma di restituire al pubblico una dimensione che oggi troppo poco si vede: <strong>il Palazzo come fu vissuto<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il percorso potrebbe raccontare chi fosse il Doge, perch\u00e9 risiedesse nel Palazzo, quali fossero i suoi spazi, chi gli lavorasse intorno, come si svolgesse la sua giornata, dove ricevesse gli ambasciatori, dove si prendessero le decisioni, come funzionasse il cerimoniale, quali fossero i rapporti fra il Doge, i Consigli e la citt\u00e0. Potrebbe mostrare, attraverso documenti, oggetti, arredi, immagini, <strong>ricostruzioni e strumenti digitali<\/strong>, la vita quotidiana della corte e degli uffici e, al tempo stesso, spiegare la peculiarit\u00e0 dell&#8217;istituzione dogale genovese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio questa peculiarit\u00e0 offre a Genova un&#8217;opportunit\u00e0 narrativa straordinaria. A Versailles si racconta la casa del Re; a Vienna quella dell&#8217;Imperatore; nelle grandi regge europee si racconta la vita della monarchia. A Palazzo Ducale si potrebbe invece raccontare <strong>la casa del Doge di una Repubblica<\/strong>: non un sovrano ereditario, ma un sovrano elettivo, che cambia ogni due anni. Dico di pi\u00f9: a Vienna, Torino, Caserta, Napoli, Parigi si racconta quasi soltanto la storia di una dinastia, le virt\u00f9, i vizi, le manie, le alleanze, i matrimoni, i tradimenti di Asburgo, Savoia, Borbone. <strong>A Genova, al Ducale, potrebbe essere messa in scena la storia di una citt\u00e0 intera e delle numerose famiglie che se ne contesero il governo, una storia ben pi\u00f9 varia e, per ampiezza, tanto pi\u00f9 interessante della storia di una sola dinastia, per quanto illustre e potente.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le mostre temporanee racconterebbero ogni volta qualcosa di nuovo; il percorso permanente racconterebbe invece ci\u00f2 che non pu\u00f2 cambiare: perch\u00e9 il Palazzo Ducale esiste, chi lo ha abitato, come funzionava e quale ruolo ha avuto nella storia della Repubblica di Genova. Sono convinto che i visitatori del Ducale sarebbero tanti di pi\u00f9, che sarebbero i pi\u00f9 diversi: dai pi\u00f9 raffinati cultori dell\u2019arte ai curiosi della cultura. \u00c8 cos\u00ec che deve essere, quando si tratta di cultura: deve essercene per tutti. In un mondo come il nostro, in cui la virtualit\u00e0 ci sottrae la realt\u00e0 e il falso appare non di rado pi\u00f9 verosimile del vero, poter \u201cmettere le mani\u201d sulla storia, sperimentare dove essa sia passata, sar\u00e0 un valore sempre pi\u00f9 inestimabile. Chi non ha storia gi\u00e0 pu\u00f2 inventarsela. Chi ce l\u2019ha, godr\u00e0 di un insuperabile privilegio. Purch\u00e9 impari a valorizzarla. [s.t. 27082026]\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Accanto agli spazi per le mostre temporanee, un percorso permanente nel Palazzo Ducale che verr\u00e0 potrebbe rappresentare la vita quotidiana del Doge di Stefano Termanini Ci vuole Piano per rinnovare Spalla. 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