{"id":1103,"date":"2019-04-06T18:59:11","date_gmt":"2019-04-06T16:59:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.stefanotermaninieditore.it\/portale\/?p=1103"},"modified":"2019-04-09T15:25:50","modified_gmt":"2019-04-09T13:25:50","slug":"franco-monteverde-pivot-della-cultura-genovese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.stefanotermaninieditore.it\/portale\/franco-monteverde-pivot-della-cultura-genovese\/","title":{"rendered":"Scomparso Franco Monteverde, pivot della cultura genovese"},"content":{"rendered":"<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1112 alignleft\" src=\"http:\/\/www.stefanotermaninieditore.it\/portale\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/IMG_2921-300x196-300x196.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"196\" \/>Franco Monteverde ci ha lasciati gioved\u00ec scorso. Era nato a Genova nel 1933, dove era stato consigliere comunale, assessore al Bilancio del Comune, direttore dell&#8217;Istituto Gramsci ligure, quindi &#8211; e per molti anni &#8211; del Centro di Cultura La Maona. <!--more-->Alla direzione de La Maona ho avuto la fortuna &#8211; ma pi\u00f9 ancora, voglio dire il privilegio &#8211; di conoscerlo e di lavorare con lui. Era straordinaria la sua curiosit\u00e0, ha scritto, nella sua commemorazione Luca Borzani, ed \u00e8 certamente vero. La curiosit\u00e0 di Franco Monteverde era instancabile e &#8220;trasversale&#8221;: se il suo volere era saldo e forte e se, quando si metteva in mente di raggiungere un obiettivo, fermamente lo sapeva perseguire, la sua curiosit\u00e0 gli permetteva di divagare (qualche volta) e apprezzare (sempre) tutto ci\u00f2 che avesse valore d&#8217;intelligenza e di cultura.\u00a0 Anche se apparteneva a visioni, campi, &#8220;professioni di fede&#8221; lontani dai suoi.<\/p>\n<p>Con La Maona si lavorava per un progetto di citt\u00e0. Ma si lavorava anche per il Progetto Appennino. La cultura &#8211; credevamo &#8211; avrebbe dato a Genova una dimensione nuova; l&#8217;avrebbe rilanciata, perch\u00e9 erano passati gli anni dell&#8217;industria fumosa e, pur senza negarne mai l&#8217;importanza e il ruolo, si aspirava a una citt\u00e0 consapevole delle proprie radici e forte su quelle. Genova come capitale della cultura: ci fu &#8211; era il 2004 &#8211; e La Maona fece la sua parte. Ma continu\u00f2 a farla anche dopo e per molto tempo ancora.<\/p>\n<p>Nel 2016 Franco Monteverde pubblic\u00f2 la sua autobiografia, <a href=\"http:\/\/www.stefanotermaninieditore.it\/portale\/prodotto\/franco-monteverde-come-sono-andate-le-cose\/\"><em>Come sono andate le cose<\/em><\/a>. Ci lavor\u00f2 a lungo, pazientemente. Decise di darsi due estremi cronologici: la fine dell&#8217;Ottocento, da una parte, e il 1960 dall&#8217;altra. Si era scelto l&#8217;obiettivo di risalire indietro nel tempo, molto prima della sua nascita, perch\u00e9 quelle origini, dinanzi al tempo che sentiva assottigliarsi dinanzi a s\u00e9, gli parevano forse pi\u00f9 prossime del presente e, quasi certamente, del futuro. Cominci\u00f2 cos\u00ec a scrivere un racconto in cui Genova era (ed <em>\u00e8<\/em>, nel presente infinito di quelle pagine) raffigurata attraverso le parole di Dino Campana altrettanto bene che con i rumori del lavoro quotidiano, i suoni che risalgono da Caricamento, le voci della Ripa, piazza Banchi, dove si reclutava il lavoro portuale, il palazzo San Giorgio. La Genova dell&#8217;infanzia di Monteverde \u00e8 popolata di negozi dai molti colori, ricchi di frutta e di pesce, da rosticcerie, friggitorie, tripperie. Un mondo che si narra e che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. Un mondo che, nel libro, si celebra, ma non si rimpiange, perch\u00e9 Monteverde sapeva che il tempo va avanti e che non c&#8217;\u00e8 niente altro da fare, se non prenderne coscienza, nella sua metallica realt\u00e0.<\/p>\n<p>Eppure gli era piaciuto, scrivendo quel libro, a Franco, ritrovare nella memoria i volti di tanti amici scomparsi. I modi, i caratteri, i tratti dei nonni e dei genitori, cui dedicava pagine equilibrate e affettuose. E poi, alla fine del libro, con quel salto che porta il lettore dal 1960 al 2016 (&#8220;ma sei sicuro di voler staccare cos\u00ec, Franco? &#8211; gli chiedevo rileggendo le bozze &#8211; proprio come fosse il taglio di una pellicola?&#8221;. E lui, che tanto amava i film, mi diceva di s\u00ec, che ne era proprio sicuro), Franco si chiedeva che cosa gli rimanesse di quella sua strada, lunga ormai ottantadue anni. I ricordi, rispondeva. Quelli della fanciullezza, che restano in noi come i pi\u00f9 nitidi. Gli affetti: la famiglia e gli amici, che ne fanno parte. &#8220;Una rete di affetti&#8230; rimasta viva, anche se relegata per tanti anni &#8230; al di sotto del pelo dell&#8217;acqua&#8221;, scriveva Franco in queste ultime sue pagine. E rifletteva sulla condizione della vecchiaia, che ci rende pi\u00f9 fragili nel fisico, ma che pure ci lascia &#8220;inalterata&#8221; la capacit\u00e0 di leggere, scrivere, meditare. Con libert\u00e0, pensava a Genova, all&#8217;Italia, alla Francia, citava Benedetto Croce e Ennio Flaiano; e vi tornava, concludendo che, pur forse appartenendo a un mondo ormai in declino, per lui c&#8217;era ancora da fare. &#8220;Certo &#8211; diceva a se stesso e al suo lettore &#8211; la vecchiaia restringe gli orizzonti, il tempo che resta sembra volar via veloce; tuttavia sento che posso stare sulla piccola nave della mia vita senza desistere dall&#8217;impegno di scrivere e di riflettere sulle esperienze del passato&#8221; (p. 211).<\/p>\n<p>E, infine, rifletteva sulla soglia. Su quella soglia che gioved\u00ec scorso, Franco, ha varcato. Sull&#8217;aldil\u00e0, su <em>le pari<\/em> di Pascal, su Dio, sull&#8217;immortalit\u00e0. &#8220;Vivere cos\u00ec a lungo &#8211; concludeva &#8211; mi ha consentito di produrre molte idee che rappresentano la mia immortalit\u00e0; infatti il mio pensiero potr\u00e0 continuare a vivere sulla terra attraverso coloro che intendono ricordarlo&#8221;.<\/p>\n<p>Oggi, la lucidit\u00e0 di quelle parole non pu\u00f2 che colpirci. Ed \u00e8 proprio cos\u00ec che facciamo, caro Franco, noi tutti che abbiamo imparato da te e che ti siamo stati affettuosi amici. Ti ricordiamo, nella tua persona e nella tua azione, nel tuo pensiero; nel tuo insegnamento. [stefano.termanini@gmail.com]\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Riproponiamo qui il video integrale della presentazione del libro di Franco Monteverde Come sono andate le cose, al Palazzo della Meridiana, il 19 aprile 2016.<\/strong><\/p>\n<figure class=\"wp-block-embed wp-block-embed-youtube is-type-video is-provider-youtube epyt-figure\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\"><iframe  id=\"_ytid_78469\"  width=\"780\" height=\"439\"  data-origwidth=\"780\" data-origheight=\"439\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/YUvyKoiq1vE?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&modestbranding=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=dark&color=red&controls=1&\" class=\"__youtube_prefs__  no-lazyload\" title=\"YouTube player\"  allow=\"fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen data-no-lazy=\"1\" data-skipgform_ajax_framebjll=\"\"><\/iframe><\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Franco Monteverde ci ha lasciati gioved\u00ec scorso. 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