Varchi. Tracce per la psicoanalisi. Connessioni. Le vite delle persone al tempo dello smartphone n.15

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Descrizione

Se Ulisse avesse avuto un cellulare avremmo perso il racconto epico di vent’anni di imprese poetiche ed eroiche, ma se oggi non ci fossero i cellulari troppe persone che fuggono dalla guerra in cerca di salvezza sarebbero perdute.
Certo che quando un paziente racconta di aver aperto un conflitto con la fidanzata perché non ha risposto alla sua chiamata nonostante fosse connessa,
vien voglia di scaraventare i cellulari giù dalla rupe, e subito nasce il timore che il
tizio giù dalla rupe possa spingere la ragazza e non il cellulare!
Ma non bisogna generalizzare, i matti sono matti e ci sono sempre stati, e sempre hanno trovato il modo di giustificare le loro folli azioni.
Il cellulare ha comunque il potere di incastrare: una foto, un video e l’azione criminosa è testimoniata per sempre, la giustizia è agevolata, la follia anche.
Le immagini ci rincorrono ovunque, i luoghi delle foto si confondono, i volti non sbiadiscono, lo spazio della mente è pieno di memoria, di registrazioni, il pensiero è stanco, non si libera e non libera la fantasia.
E i ragazzini? Come negare che finalmente hanno l’illusione di uno spazio segreto, intimo, non violabile dagli adulti?
Ma non è così. Gli adulti oggi possono sbirciare senza essere visti, mentre prima, quando scendevano in piazza, in un attimo si realizzava il fuggi fuggi e le sigarette accese sparivano.
Oggi possono allontanarsi dallo spazio sotto casa e vivere il brivido del distacco più di prima e con maggiore sicurezza.
Ed ecco che nasce l’adulazione ambigua dei grandi verso i piccoli: mi aiuti con questa app? Come si fa?
Eppure è vero, non c’è dubbio, loro sono più avanti di noi, in questo sono più grandi e non era mai successo prima che un piccolo fosse davvero più grande
di un grande.
Questa è la novità.

Dall’editoriale