Claudio Gava, “Ùter!” (ISBN 9788889401415)

18,00  Iva inclusa

Capitolo dopo capitolo, Ùter! raccoglie parole e frasi che diventano spunti narrativi, sviluppati attorno al “lessico famigliare” di una comunità che coincide con una famiglia e che si allarga a un gruppo di amici e conoscenti, un borgo, uno spicchio di regione. Comprende, in una sezione a sé, un corpus di Elegie vernacolari.

Il dialetto che in Ùter! si commenta è arguto, disinibito, a tratti impuro (ma senza farci mai troppo caso). Il dialetto, che le cose sa guardare o che le ferma, come in un’istantanea, che, se è il caso, le mette sottosopra, del mondo riesce a sorridere. Perfino quando si fa amaro

Descrizione

«Si può vivere benissimo senza dialetto».

O forse no. Vero è – lo scrive Claudio Gava nella premessa di Ùter! – che per capirsi il dialetto non ci serve più, ma pure, finché c’è, teniamolo in vita. «Anche solo con due frasi al giorno dette a mezza bocca, quando non si ha voglia d’impegnarsi e la secchezza delle nostre parole tronche aiuta a risparmiare il fiato».

Il dialetto è fatto di parole che hanno preso significato dalla realtà. Dal confronto con la realtà. Dall’attrito, qualche volta, con la realtà. E non di rado, addirittura dallo scontro. Raccontare il dialetto, le parole del suo vocabolario, le frasi della sua sintassi, equivale dunque a scegliere di raccontare la vita, dentro le situazioni. Così proprio come è (o come è stata).

Il dialetto è il corpo. Chiedi «sétu strac?» ed è immediato e forte. Ti dichiari, con un «te àme», ed è fiacco. Povero, quasi trasparente, diafano, esangue. Nell’ecosistema di relazioni che Ùter! descrive, il dialetto – o, come dice Claudio Gava, «il nostro dialetto» – è la lingua della verità. Al confronto, il neologismo senza fantasia, il prestito linguistico che si infiltra come un clandestino precipitato dalla lingua della televisione per scacciare l’avita parola dialettale, è «misero». Tanto misero quanto lo sono i «pomodori senza profumo che troviamo nei supermercati».

E così, capitolo dopo capitolo, Ùter! raccoglie parole e frasi che diventano spunti narrativi, sviluppati attorno al “lessico famigliare” di una comunità che coincide con una famiglia e che si allarga a un gruppo di amici e conoscenti, un borgo, uno spicchio di regione. Comprende, in una sezione a sé, un corpus di Elegie vernacolari.

Il dialetto che in Ùter! si commenta è arguto, disinibito, a tratti impuro (ma senza farci mai troppo caso). Il dialetto, che le cose sa guardare o che le ferma, come in un’istantanea, che, se è il caso, le mette sottosopra, del mondo riesce a sorridere. Perfino quando si fa amaro [s.t.].

 

Claudio Gava, 56 anni, è nato e vive in provincia di Treviso.

Laureato in giurisprudenza all’Università di Padova, lavora da oltre trent’anni nel settore assicurativo e ha da poco avviato, insieme ad alcuni amici e familiari, una distilleria a Vittorio Veneto.

Non ama le definizioni, ma nel suo stato WhatsApp sono citate cinque parole latine alle quali cerca d’ispirarsi in quello che fa: bonitas, cultura, labor, probitas, pulchritudo.

Questo è il primo libro che trapela dalla sua abituale riservatezza.