Gianamedeo Trabucco

Gianamedeo Trabucco è nato a Chiavari (Genova) il 5 aprile 1939.

Nel 1958 ottiene il diploma di maturità scientifica e, nella sessione autunnale, consegue anche quello di maturità artistica. Nello stesso anno si iscrive alla Facoltà di Architettura di Firenze. Le sue esperienze universitarie sono legate ai corsi di Italo Gamberini, Giovanni Klaus Koenig, Roberto Salvini, Leonardo Benevolo, Leonardo Lusanna, Raffaello Fagnoni, Ludovico Quaroni, Adalberto Libera e di Piero Sanpaolesi.

Nel corso degli studi frequenta la dott.ssa Emma Micheletti, Soprintendente ai Beni artistici e storici della Toscana, e prosegue con interesse lo studio della pittura, della medaglistica e della numismatica antica.

Dopo un’interruzione dei corsi universitari, per un periodo di servizio militare dove raggiunse il grado di Capitano del Reggimento Lagunari “Serenissima”, consegue la Laurea in Architettura nel 1968.

Nello stesso anno è assistente del corso di Storia dell’Architettura tenuto dal prof. Giuseppe Zander presso la Facoltà di Architettura di Genova.  Svolge attività didattica e di ricerca, collaborando con il Prof. Nino Carboneri, preside della stessa Facoltà.

Nell’anno accademico 1982-1983, a Roma, tiene alcune lezioni del Corso di Analisi delle consistenze architettoniche, tipologia delle strutture tradizionali presso la Scuola di Specializzazione per lo Studio e il Restauro dei Monumenti, diretta dal Prof. Guglielmo DeAngelis d’Ossat. Nell’anno accademico 1983-1984 interviene, presso la stessa Scuola, con alcune lezioni sul tema L’organizzazione del cantiere nel Rinascimento.

Tra il 1988 e il 1990 gli viene affidato il corso di Storia della Nautica del Corso di Laurea in Ingegneria Nautica dedicato al diporto avviato dall’Università degli Studi di Genova, con sede a La Spezia, e nel 1989 è professore del Corso di Storia dell’Architettura presso la Facoltà di Ingegneria di Genova.

Dal 1996 al 1997 è stato membro del gruppo di ricerca nazionale Problemi inerenti l’analisi e la conservazione del costruito storico, diretto dal prof. Salvatore di Pasquale (preside e direttore del Dipartimento di Costruzioni della Facoltà di Architettura di Firenze).

Ha inoltre partecipato a Commissioni, Convegni di studio e Congressi nazionali e internazionali, tra cui:

XVI Corso del Centro Internazionale di Studi Andrea Palladio, Vicenza, 1975, con una relazione dal titolo I teatri di verzura nelle ville italiane del Sei-Settecento;

Siebenter Internationalen Kongresses für Iranische Kunst und Archäologie, Monaco di Baviera, 1976, in collaborazione con l’ISMEO, con la relazione Vitalité millénaire d’une idée architectonique: la structure baldaquin dans les palais safavides;

Commissione istituita dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Roma, 1980, su: I Mestieri tradizionali per la conservazione dei beni architettonici;

Congresso di Ferrara e Congresso Internazionale di Fulda, 1980, Ministero per i beni Culturali e Ambientali, promosso dal Consiglio d’Europa, con la relazione Les outils de travail traditionnels et l’organisation des chantiers de costrution de l’Antiquité au seuil de la Révolution industrielle;

Inoltre, per incarico dell’Ufficio Tecnico della Reverenda Fabbrica di San Pietro, Città del Vaticano, 1981, studia il basamento sepolcrale di Papa Paolo II Barbo, conservato nel Museo del Louvre, in un progetto di ricomposizione degli elementi disgiunti;

Partecipa a: XIV Convegno Internazionale dei docenti della Rappresentazione nelle Facoltà di Architettura e Ingegneria, Genova, 1992, con la relazione Il teatro di Marlia: un disegno vivente;

IV Colloquio I Sistemi di castelli e recetti del Garda Bresciano, Università degli Studi di Brescia, 23-24 ottobre 1992, con la relazione L’idea dell’architettura fortificata in Filarete;

Convegno Il Disegno di progetto dalle origini a tutto il XVIII secolo, Università degli Studi di Roma, La Sapienza, 1993, con la relazione Note sul disegno di progetto di Francesco Ottavio Magnocavalli per la facciata di Santa Croce a Casale Monferrato.

Convegno Il Disegno luogo della Memoria, Università degli Studi di Firenze, 21-23 settembre 1995, con la relazione Annotazioni sul disegno di rilievo e sulla modellazione dei quadri fessurativi della cupola del santuario di Mondovì a Vico;

Convegno La meccanica delle murature tra teoria e progetto, Università degli Studi di Messina, 18-20 settembre 1996, con la relazione Elaborazione dei caratteri spaziali e murari nella cupola del Tardo Antico.

Principali pubblicazioni

Il teatro di verzura della Villa Reale di Marlia, in “Commentari”, Anno XXVIII, 1-3, Roma 1977.

Nota su alcuni disegni di un inedito rilevamento ottocentesco dell’anfiteatro Flavio, in “Bollettino d’Arte”, n. 6, Roma 1980.

L’architettura contemporanea nei paesi islamici, contributo bibliografico in “Il mondo Islamico tra interazione e acculturazione”, Università degli Studi di Roma, Istituto di Studi Islamici, Roma 1981.

Studio del basamento del monumento sepolcrale del Papa Paolo II, conservato al Louvre, relazione eseguita per incarico dell’Ufficio Tecnico della Reverenda Fabbrica di S. Pietro, Roma 1981.

I palazzi Safavidi e la vitalità millenaria di un’idea di architettura: la struttura a baldacchino, in “Antichità viva”. Scritti in onore di Piero Sanpaolesi, Anno XXI, n. 2-3, Firenze 1982.

Appunti sullo studio dell’architettura di Roma antica nel Cinquecento, Mondovì 1990.

Storia del disegno di scenografia, paragrafo per l’Enciclopedia del Disegno, UTET, Torino.

Capricci, paragrafo per l’Enciclopedia del Disegno, UTET, Torino.

Idee di architettura e disegno attraverso la trattatistica moderna, Genova 1992.

“Disegnare” il battistero di Albenga. Annotazioni sulla ricerca e sulla didattica, Genova 1993.

Disegni di architettura, Genova 1994.

Il fascino dell’antico nel disegno del porto in Filarete, Genova 1994.

La polemica antibarocca nel Settecento: Le idee di Carlo Lodoli nell’interpretazione del Memmo e dell’Algarotti, Genova 1997.

Il dibattito sul Gotico. Commento alla lettura del testo di Nino Carboneri: Bernardo Vittone e la disputa fra Classicismo e Barocco nel Settecento, Genova 1997.

[a cura di Francesca Guidolin]

“Mani che curano” alla Libreria Sabina di Arenzano

C’eravamo stati con “La foto che non c’è” e con “Il violino dell’Eden”. Era uno degli ultimi giorni di giugno 2019, lo stesso in cui, a Genova, saltavano in aria gli ultimi due monconi del vecchio ponte Morandi, riempiti di dinamite. Ora torneremo. Maria Cicconetti e Gino A. Torchio si presentano, questa volta, con un libro che hanno scritto insieme: Mani che curano.

Saremo alla Libreria Sabina di Arenzano venerdì 9 luglio alle 17.

La locandina della presentazione

Mani che curano. La pranoterapia nella mia vita non è un manuale di pranoterapia, ma è la storia (vera, verissima!) di Maria Cicconetti, dal giorno in cui scopre di avere il dono della pranoterapia, passando attraverso i numerosi incontri con i suoi “assistiti”, le molte persone a cui ha offerto il suo aiuto e che ha seguito, lungo un percorso di lotta contro il dolore e contro la malattia.

Il libro si offre come un’occasione per conoscere meglio la pranoterapia, le sue possibilità, la sua origine, i suoi effetti. Non vuole convincere nessuno. Lo si dice nella prefazione, a cura di Stefano Termanini, l’editore. Ciascuno si farà le idee che vorrà. E’, però, una finestra aperta su cose nuove, da sapere, da vedere, sulle quali interrogarsi. Si è interrogato, per primo, il coautore di Maria Cicconetti, il dottor Gino A. Torchio, che ha scritto con lei questo libro. Dichiara Gino A. Torchio, medico pneumologo, autore di numerosi libri, tra cui il recente Generazione Covid, pubblicato dalla nostra casa editrice, di essere stato tra i più acerrimi critici della pranoterapia. Ma di aver seguito, anche, con neutralità di giudizio, Maria, lubngo un percorso di circa due anni: e di aver visto accadere fatti importanti, significativi allentamenti del dolore, miglioramenti, guarigioni… Nel libro si dice tutto. Si dice anche che, dinanzi a ciò che non si sa, un giudizio non si può esprimere, ma chiudersi in maniera preconcettuale è sbagliato. Sempre e comunque c’è da approfondire; sempre e comunque c’è da capire. Anche ciò che no0n si vede – anzi, spesso di più – è importante.

Dopo la prima presentazione che si tenne a Chivasso lo scorso 19 settembre, prima della seconda e tragica ondata della pandemia da Covid-19, Maria Cicconetti e Gino A. Torchio hanno presentato Mani che curano a Milano, la scorsa settimana, presso lo Studio Mitti, nel quartiere dei Navigli (Naviglio Grande).

Ieri, domenica 4 luglio, sempre a Milano, Maria Cicconetti e Gino A.Torchio sono stati premiati al circolo AUPI. Il loro lavoro letterario ha ottenuto riconoscimenti importanti e meritati: Maria Cicconetti è stata premiata per la poesia, scritta in memoria del marito Oscar, recentemente scomparso, La nostra favola, come “Poeta dell’anno 2020” del Circolo AUPI. Sono stati premiati anche i due volumi Mani che curano e Generazione Covid, segno dell’importante dell’impegno letterario dei nostri due autori e della intensità con cui affrontano temi rilevanti del nostro presente.

Vi aspettiamo ad Arenzano, come altre volte ospiti della Libreria Sabina e dell’ottimo Gregorio, per parlare di Mani che curano. Non mancate!

Dino Frambati, giornalista e pilota, pubblica “Io volo”, ebook/audiolibro

la copertina di “Io volo” ebook/audiolibro
di Dino Frambati
[Comunicato stampa]
Genova, 30 settembre 2020 – Due grandi passioni al crocevia: il volo e il giornalismo. E, dunque, il desiderio e la gioia di staccarsi da terra e ammirare la bellezza del nostro mondo dal punto di vista delle nuvole e il gusto e la passione di raccontarlo. Sono questi gli “ingredienti” di cui ha fatto sapiente uso Dino Frambati,  pilota privato dal 1984, scrivendo il suo nuovo ebook «Io volo», pubblicato da Stefano Termanini Editore e da oggi disponibile sul sito della casa editrice, sia in formato ebook sia – letto dall’autore – come audiolibro.

«Io volo, volo perché mi emoziona, volo perché è una passione irrefrenabile che probabilmente uno ce l’ha congenita»: così comincia il libro di Dino Frambati, che, con stile discorsivo ed avvolgente, conduce il lettore attraverso l’esperienza personale del volo per poi estendere il racconto a storie d’altri, che il giornalista Dino Frambati raccoglie e riferisce. Come la storia del comandante Gianni Riccardi, che vola per portare in salvo le persone, e quella del comandante Alitalia Giampietro Garbagna, che nel 2011, mentre infiammavano le proteste della “primavera araba”, riuscì a portare in salvo i suoi passeggeri.

Al principio c’è la passione; la passione conduce Dino Frambati all’Aero Club di Genova. È qui che si celebra il suo battesimo dell’aria. Accanto a lui ci sono gli amici piloti, che Dino Frambati ricorda uno per uno, legandoli a momenti ed episodi della sua personale “carriera” ed esperienza di volo: Claudio Sincich, Fioravante Sbragi, Fabio Repetto, Fabrizio Lanata, oggi presidente dell’Aero Club genovese, e altri.

Volare viene presentato come esercizio di autocontrollo, come perfezione dell’equilibrio; volare – lo si dice – è più sicuro che fare i 130 in automobile, sull’autostrada. Leggendo il nuovo libro di Dino Frambati si accompagna il suo autore in un volo con il monomotore, il bimotore, l’idrovolante; si vola sulla Val Borbera, a un tratto appena dall’aeroporto Bovone di Alessandria, si vola in Canada e tra le nuvole, che inaspettatamente si alzano sul mar Ligure, sopra Portofino.

Giornalista free lance da quasi 40 anni, Dino Frambati ha cominciato a scrivere su «Il Giornale» di Indro Montanelli. In Montanelli, pur a distanza di tanti anni, continua a riconoscere un esempio e un maestro. Ha collaborato con testate locali e nazionali, è opinionista, editorialista e conduttore di programmi radiofonici e televisivi. Dal 1984 è corrispondente di «Avvenire». Per 17 anni vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti ligure, per il quale ha organizzato tra l’altro numerosissimi corsi formativi, è ora consigliere dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti e fa parte del Centro Studi per giornalismo nelle scuole in ambito del Cnog e del Comitato Tecnico Scientifico. È anche storico corrispondente da Genova di Radio Vaticana, Conquiste del Lavoro (Cisl), direttore di «Buongiorno!», edito dal Gruppo Sogegross e collaboratore de «Il Piccolo» di Alessandria, responsabile delle comunicazioni Unicef Liguria, addetto stampa dell’Aero Club di Genova. Nel 2018, sempre con Stefano Termanini Editore, ha pubblicato «Quando la notizia è buona», raccolta di storie “di bene”, nella consapevolezza che – come ha scritto – «il bene prevale sempre sul male». La scorsa primavera, mentre il mondo era chiuso per il lockdown, ha scritto e lanciato l’ebook/audiolibro «Il virus e il direttore. Diario ai tempi del coronavirus in attesa di tornare a volare» (Stefano Termanini Editore), che, in collaborazione con la casa editrice, sotto l’hashtag #unlibroindonoperundonocontroilcoronavirus, è stato destinato a una raccolta fondi a vantaggio dell’Ospedale Galliera di Genova./

L’ebook «Io volo» di Dino Frambati si trova a questo link:

Per altre informazioni: Stefano Termanini Editore | www.stefanotermaninieditore.it | stefanotermaninieditore@gmail.com