Comunicazione efficace e Liguria a Savona, con Armando Ricci

Alla libreria Ubik di Savona, “Parole ubikate in mare”, giovedì 10 ottobre 2019, Armando Ricci ha presentato il suo nuovo manuale PowerPoint 2016. Viaggi in Liguria, terzo della collana di manuali dedicati all’informatica pubblicati da Serel International-Stefano Termanini Editore. Qui di seguito la cronaca e il video integrale della presentazione.

La copertina del manuale di Armando Ricci presentato a Savona, Libreria Ubik

Libreria Ubik (Savona) – Giovedì 10 ottobre sera, alla Libreria Ubik di Savona, Parole ubikate in mare, Armando Ricci ha parlato di comunicazione efficace e di Liguria.

Dopo aver ringraziato la libreria per la disponibilità e l’accoglienza e il pubblico per la presenza, Stefano Termanini ha brevemente illustrato il progetto editoriale dei manuali di informatica di cui Armando Ricci è autore: “Tabelle pivot con Excel”, quindi “Grafici con Excel” e, infine, il recentissimo “PowerPoint 2016. Viaggi in Liguria”.

Armando Ricci ha svolto la sua presentazione (una vera “dimostrazione-presentazione”) spiegando quali siano i contenuti del nuovo manuale e la proposta che vi si raccoglie e articola. “Office – ha detto – è uno strumento molto potente. Spesso ne usiamo soltanto una piccola parte, mentre le sue potenzialità sono enormi”. Nel corso della dimostrazione, Armando Ricci ha spiegato come si costruiscano alcune efficaci “diapositive” (o slide) e, quindi, ha mostrato un album fotografico dedicato alla Liguria.

Lina Bortolai illustra, in inglese, bellezze, monumenti e storia di Savona

Il vero “banco di prova”, però, è stata – non a caso – Savona. Città ricca di storia e di monumenti, Savona, “città dei papi”, è stata raccontata – in inglese – da Lina Bortolai, docente di lingua inglese. In sottofondo, proprio come se si trattasse di promuovere la città a un pubblico di turisti o di operatori, sono scorse le diapositive dedicate alla “Torretta”, al Priamar, alla Cappella Sistina, alla campana di piazza Mameli che, come ha ricordato Lina Bortolai, ogni giorno, alle 18, ventuno rintocchi di campana (tanti quante le lettere dell’alfabeto) ricordano i caduti di tutte le guerre. Diapositive realizzate – non è forse nemmeno il caso di dirlo – con PowerPoint dallo stesso Armando Ricci.

L’autore ha chiuso la presentazione del suo manuale mostrando come con PowerPoint sia anche possibile sincronizzare musica e parole: proprio come in un karaoke. Un momento di leggerezza e di musica, con cui la serata si è chiusa. Con il sorriso.

Il manuale di Armando Ricci si può acquistare, così come tutti i libri dell’autore, sul sito www.stefanotermaninieditore.it.

Per altre informazioni su PowerPoint 2016. Viaggi in Liguria. Presentazioni di effetto per valorizzare un territorio (ISBN 978-88-89401-30-9): http://bit.ly/armandoricci_ppoint2016

A San Salvatore Monferrato le foto “africane” di Aimé Sterque (1892-1903)

la copertina del volume

San Salvatore Monferrato (3 ottobre 2019) – Ieri, per la 40ma edizione del ciclo “Settembre Sansalvatorese”, presso la Biblioteca Civica Fava di San Salvatore Monferrato (AL), è stato presentato il libro “Vues du Sénégal et du Soudan Français”. Le fotografie di Aimé Sterque (1892-1903), a cura di Hélène Giaufret Colombani, Anna Giaufret e Martina Massarente, Stefano Termanini Editore, 2019 (ISBN 9788895472607, euro 20).

Gli interventi, preceduti dall’introduzione e dal saluto di Laura Merlo, assessore alla Cultura del Comune di San Salvatore Monferrato, hanno inquadrato la collezione di Aimé Sterque, soldato e ufficiale francese di stanza in Africa Occidentale Francese a cavallo tra XIX e XX secolo, spiegandone caratteristiche e peculiarità. Martina Massarente ha parlato di fotografia: delle tecniche fotografiche in uso al tempo di Aimé Sterque e delle sue scelte. Anna Giaufret, professoressa di Lingua e Letteratura francese presso l’Università di Genova, pronipote di Aimé Sterque, ha spiegato come la collezione sia stata formata e come conservata; quale rapporto ci sia stato, negli anni, nella sua famiglia, con i materiali della collezione lasciata da Aimé e quali scoperte sulla personalitùà e la storia di Aimé lei stessa – recentemente – abbia fatto.

uno “scatto” della presentazione
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Il Senegal e il Mali di Aimé Sterque soldato e fotografo in AOF

Tra il 1892 e il 1903 Aimé Sterque, soldato e ufficiale francese, per diletto appassionato e consapevole fotografo, scatta fotografie di vita quotidiana e le invia alla famiglia, in Francia. Oltre 100 anni dopo, per merito della nipote e della pronipote, quelle fotografie diventano una mostra e un libro che si presenteranno a San Salvatore Monferrato, per il Settembre Sansalvatorese, giovedì 3 ottobre 2019, alle ore 21, nella Biblioteca Civica

Straordinario o normale?

Che cosa c’è di straordinario nell’avventura di Aimé Sterque(1870-1911), questo soldato-ufficiale francese che, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, si trova di stanza in Senegal e Mali, ovvero in quella parte di Africa che, al tempo, aveva nome di AOF, Africa Occidentale Francese?

la copertina del libro-catalogo dedicato alle fotografie di Aimé Sterque che si presenterà a San Salvatore Monferrato, nella cornice del Settembre Sansalvatorese 2019, il 3 ottobre 2019, ore 21, nella Biblioteca Civica

È straordinario – credo – il fatto che le sue fotografie, una collezione di 39 pezzi, siano giunte fino a noi, sguardo intonso (e qualche volta intenso, altre quasi occasionale e svagato) sulla vita quotidiana del Senegal e di quell’ampio paese, semidesertico e vivo della sola vita dei fiumi Niger e Senegal, che allora aveva nome di “Soudan Français” e che oggi si chiama Mali. Sono straordinari la cura, l’amore famigliare, con cui, con la competenza di studiose, nipote e pronipote, Hélène Giaufret Colombani e Anna Giaufret, professoresse di letteratura francese, hanno conservato e studiato questa collezione di immagini.

Lo “sguardo fotografico” di Aimé Sterque e il suo desiderio di fotografare per registrare e per sperimentare

Aimé Sterque ebbe responsabilità di comando, ma non fu uno di quegli uomini che decidono la storia. Non ebbe ruoli apicali. Fu, però, uno dei tanti uomini che, in ogni epoca, fanno la Storia, nel senso che ad essa contribuiscono, con il proprio dovere di ogni giorno e con la propria azione quotidiana. Fu tra gli uomini che “portano il proprio pezzo” alla Storia. Ed è proprio questo un altro elemento di straordinarietà: poter gettare lo sguardo oltre la barriera delle giornate comuni di un soldato francese in Africa Occidentale e guardare, con i suoi occhi, il mondo che lo circondava, prendendone a prestito la curiosità che fu sua. Ci pare straordinaria, in questo, la documentazione dei gesti quotidiani, come quelli registrati dalle immagini di Aimé e raccolti nella sezione (della mostra e del libro) Il mercato di Kayes.

Dal punto di vista fotografico, come spiegano, nei rispettivi contributi, Elisabetta Papone e Martina Massarente, Aimé Sterque era assai aggiornato. Dilettante, ma dilettante appassionato e competente, Aimé faceva uso di tecniche fotografiche che, come il cianotipo e la stereofotografia, denunciavano il suo desiderio di provare e “forzare” perfino, ogni volta che se ne avesse la possibilità, i limiti della tecnica fotografica.

Dal catalogo “Vues du Sénégal et du Soudan Français”, p. 62. Il mercato di Kayes

I cianotipi, soprattutto, meno contrastati delle stampe a contatto, meno nitidi delle stampe fotografiche, raffigurano, dietro la patina azzurra, un mondo che ci pare accentuato nella sua irrealtà, ma che, quando Aimé lo inquadra, per conservarne il ritaglio sulla carta fotografica, corrisponde a canoni classici di equilibrio dei pesi e di armonia dei gesti. Come nella fotografia scattata al mercato di Kayes, appunto, dove la giovane donna che si flette in avanti, nel secondo piano, che è in realtà il primo a offrirsi allo spettatore integro, segna il dinamismo e ritaglia lo spazio: quello che Aimé sceglie è il suo contorno, coi due uomini seduti subito dietro e quelli che passano, in diagonale, sullo sfondo chiuso di un fondo alberato. Ed è similmente irreale il villaggio di capanne rettangolari (p. 67) – una visione crepuscolare? Uno scatto rubato prima del sorgere del sole? – e il passeggio di coloni e di locali sul ponte metallico Faidherbe a Saint-Louis, in Senegal, che riemerge dalla carta azzurra come un vero notturno (p. 35).

Qualche volta il segno della modernità che l’Occidente ha importato si impone sul mondo senza tempo degli indigeni: il battello a vapore, che attracca a riva, riempie tutta la scena. “

Aimé Sterque

Aimé Sterque che ferma la vita quotidiana per regalarne frammenti alla famiglia lontana. Che fa mettere in posa giovani donne, le sorridenti famiglie dei locali che l’esercito francese aveva impiegato, con le quali, s’immagina, doveva avere una certa famigliarità. O che si avvicina, con la macchina fotografica tra le mani, senza essere visto, e scatta, fermando il gioco dei bambini sulle rive del fiume Senegal o il lavoro delle donne, che lavano panni, andando e venendo con le grandi mezzesfere delle calebasse, condotte in equilibrio sul colmo delle teste.

Qualche volta il segno della modernità che l’Occidente ha importato si impone sul mondo senza tempo degli indigeni: il battello a vapore, che attracca a riva, riempie tutta la scena. E così fa il ponte d’acciaio, a campate ribassate, straordinariamente moderno (e non “normale”), nel mezzo del fiume percorso a forza di remi. È l’immagine che abbiamo scelto per la copertina del libro: la modernità, presa di taglio, prospettica come una profezia, incisa, lacerante, eppure capace di convivere con il ritmo antico del remo.

Questi contrasti tra tradizione locale e imposizione coloniale Aimé non andava a cercarli – così, almeno, ci pare. Non c’è, si direbbe, un orgoglio francese, occidentale, colonialista, nella descrizione degli edifici calati tra campi polverosi e steli vegetali di foglie e spine, ma forse il desiderio di far vedere alla famiglia, rimasta in Francia, che un po’ di Francia ce l’aveva anche lui, lì attorno, e, dunque, di trovare con chi era tanto lontano, consonanze che restano, d’altra parte, niente alto che dati: non malinconiche, non orgogliose. Fa sorridere qualche volte la scena e, anche quando potrebbe sembrare che il soldato-ufficiale Aimé Sterque cada nella trappola del razzismo – “trappola” che, per il mondo in cui egli viveva, era modello più comune di pensare – è il sorriso, il tratto d’humour, quello che prevale e la consapevolezza che ciascuno vive, a suo modo e secondo le sue possibilità, la vita che ha. Nessuno – ci dice Aimé con i suoi scatti più erranti, colti sulle sponde del fiume, tra le capanne, dentro i mercati – è migliore di un altro.

Ed anche questo modo di guardare – ci pare – è molto più straordinario che normale [s.t.].